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Andare a convivere prima del matrimonio: cosa ne pensa la Chiesa

Woman and Man Building
Shutterstock
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In un’epoca in cui la convivenza prima del matrimonio è sempre più frequente, qual è il parere della Chiesa sull’argomento, e per quali ragioni? Che cosa pensare di un “periodo di prova” prima di impegnarsi per la vita?

Poiché la società s’è evoluta tanto rapidamente quanto i costumi, sono numerose le giovani coppie che vanno a convivere prima di impegnarsi – o no… – per la vita. Studi protratti, affitti elevati, paura della solitudine, moltiplicazione delle conquiste amorose e dunque complicazione della scelta da porre… I fattori sono numerosi, per spiegare queste coabitazioni prima del matrimonio. Ma che cosa ne pensa la Chiesa? Che cosa consiglia a riguardo?

Ciò che dice il Catechismo della Chiesa Cattolica

La situazione di concubinato, anche nota come “unione libera”, viene evocata molto chiaramente nel Catechismo della Chiesa Cattolica:

Si dà unione libera quando l’uomo e la donna rifiutano di dare una forma giuridica e pubblica a un legame che implica intimità sessuale.

Ne consegue una definizione precisa dell’espressione “unione libera”, giudicata “fallace”, e delle sue implicazioni:

Che cosa può significare un’unione nella quale le persone non s’impegnano l’una verso l’altra e testimoniano così una mancanza di fiducia – verso l’altro, verso sé stessi o verso l’avvenire? L’espressione copre situazioni differenti: concubinato, rifiuto del matrimonio in quanto tale, incapacità di legarsi con impegni a lunga durata.

Dopo aver definito i termini, il catechismo richiama il punto di vista della Chiesa a questo riguardo, e lo giustifica:

Tutte queste situazioni offendono la dignità del matrimonio; esse distruggono l’idea stessa di famiglia; affievoliscono il senso della fedeltà. Sono contrarie alla legge morale: l’atto sessuale deve aver luogo esclusivamente nel matrimonio; al di fuori di quest’ultimo, esso costituisce sempre un peccato grave ed esclude dalla comunione sacramentale.

Segue una risposta all’obiezione frequente del “diritto a” provare, come la formulano dei cattolici innamorati e che hanno il desiderio, ovvero l’intenzione, di sposarsi più in là:

Quali che siano la fermezza del proposito di quanti s’impegnano in rapporti sessuali prematuri, questi non permettono di assicurare nella sincerità e nella fedeltà la relazione interpersonale di un uomo e di una donna, e specialmente di proteggerli dalle fantasie e dai capricci.

Congregazione per la Dottrina della Fede, Persona humana 7

L’unione carnale non è moralmente legittima se non quando s’è instaurata una comunità di vita definitiva tra l’uomo e la donna. L’amore umano non tollera “la prova”. Esso esige un dono totale e definitivo delle persone tra di loro (cf. Familiaris Consortio 80). L’unione libera viene quindi qualificata «di offesa grave alla dignità del matrimonio».

L’invito di Papa Francesco

Nella sua esortazione apostolica Amoris Lætitia, pubblicata l’8 aprile 2016, Papa Francesco propone una nuova pedagogia destinata alle famiglie. Egli desidera farsi carico delle fragilità umane e non negare la realtà delle nostre essitenze. Il Santo Padre vi ricorda che la Bibbia «abbonda di famiglie, generazioni, storie d’amore e crisi famigliari», e considera che la Parola di Dio non deve rivelarsi

come una sequenza di tesi astratte, ma come una compagna di viaggio, anche per le famiglie che sono in crisi o si sono confrontate con una sofferenza o l’altra, e mostra loro la destinazione del cammino.

Amoris lætitia 22

In seguito alla pubblicazione di questa esortazione apostolica, alcuni media hanno visto in Papa Francesco il Papa progressista che avrebbe fatto «evolvere le disposizioni della Chiesa» e mutare d’avviso a proposito di un grande numero di questioni sociali.

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