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Magra accoglienza per il Papa in Cile? Il frutto di un feroce secolarismo

PAPIEŻ FRANCISZEK W CHILE
AP/EAST NEWS
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Secondo quanto riportato dal quotidiano cileno La Tercera, i vaticanisti che abitualmente accompagnano Papa Francesco nei suoi viaggi sono rimasti "sorpresi" per la fredda accoglienza riservata al Pontefice dalla popolazione cilena durante il suo 22° Viaggio Apostolico (15-18 gennaio 2018).

Nessuna folla oceanica per il Santo Padre

Secondo LaTercera (uno dei quotidiani più diffusi in Cile, di stampo nettamente conservatore) il mancato entusiasmo verso il papa in Cile è stato palese negli incontri pubblici dove l’affluenza si è rivelata nettamente inferiore alle aspettative degli organizzatori. La spianata di Maquehue (Temuco) dove papa Francesco ha celebrato la seconda messa del suo viaggio in Cile, era attrezzata per ospitare circa 400mila persone. Alla fine, secondo i dati che il comitato organizzatore ha ricevuto dalla polizia, i partecipanti sono stati circa la metà.

Mai visto nulla del genere!

Il fatto ha provocato stupore nei giornalisti “veterani” che accompagnano il papa nei suoi viaggi. «È il sesto viaggio che il papa fa in America Latina ed io li ho fatti tutti» ha commentato la giornalista argentina Elisabetta Piqué vaticanista de La Nación e autrice della biografia “Papa Francesco, vita e rivoluzione” (Lindau 2014) da cui è stato tratto il film “El padre Jorge” prodotto in Argentina. «In realtà è stato molto deludente, anche se sapevamo che sarebbe andata così, perché si tratta di una Chiesa [quella cilena] che vive un’emorragia di fedeli». Piqué ha ricordato il viaggio di Francesco in Colombia dove «la moltitudine dei fedeli presenti per strada impediva il passaggio dei pullman dei giornalisti» Nulla di tutto ciò in Cile dove – racconta – «Arrivati a Temuco poco prima delle 10:00 erano pochissime le persone che aspettavano lungo i lati della strada. Lungo gran parte del tragitto abbiamo visto solo la polizia appostata ogni 500 metri per custodire il percorso del papa. Tutto questo contrasta anche con la visita in Bolivia del 2015».

Alta tensione in un paese cattolico

Ciò che ha destato maggiore sorpresa sono stati gli attacchi alle Chiese avvenuti nei giorni precedenti all’arrivo del Santo Padre. Continua Elisabetta Piqué «Tutta questa tensione, gli incidenti, è qualcosa che non avevamo mai vissuto prima. E’ la prima volta che il papa visita un paese cattolico e avvengono questi attacchi. E’ stato in Egitto, ma lì gli attacchi arrivano dai fondamentalismi islamici, qui è un paese cattolico e, anzi, nei paesi non cattolici c’è stata meno tensione per l’arrivo del Pontefice».

Reputazione in crisi, complici gli scandali sessuali

Il giornalista Andrea Tornielli uno dei “decani” dei vaticanisti italiani e tra i più entusiasti sostenitori di papa Francesco (autore di più di dieci libri sul Pontefice tra cui “Il none di Dio è misericordia” libro-intervista per il Giubileo e “In viaggio“) segnala un problema interno alla chiesa cilena: «Si vede che in questo paese la Chiesa ha un problema. Siamo in America Latina ma non ho visto molta gente per le strade. Sono stato in Colombia, Ecuador, Bolivia, Paraguay e Brasile e il panorama era molto diverso». «La gente ha un’opinione non troppo alta della Chiesa Cattolica e una visione lontana rispetto all’epoca della dittatura, tempi in cui la chiesa cilena aveva grandi vescovi».

A questo mancato entusiasmo – secondo la Piqué – ha contribuito l’affermarsi di una chiesa «elitista e clericale che sta pagando questi errori così come gli scandali degli abusi».

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