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7 meccanismi di difesa che usiamo in una situazione di grande difficoltà

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 20/01/18

Dalla "proiezione" alla "identificazione", così ci difendiamo dalle nostre insicurezze

I meccanismi di difesa sono strategie inconsce che elaboriamo per “fuggire” dal dolore psicologico prodotto dai pensieri automatici, ma frequentemente senza affrontarlo in modo diretto.

Per esemplificare. Ci accade qualcosa che non percepiamo come positivo. In automatico la nostra mente la associa a dei pensieri: invece di riflettere su di essi e affrontarli, capita che “preferiamo” una via di fuga. Ecco qui i meccanismi di difesa.

Nel DSM-IV-TR, il manuale ufficiale di psicologia se ne identificano sette. Il primo a individuarli è stato Sigmund Freud.

1. Razionalizzazione

E’ la tendenza a dare spiegazioni apparentemente razionali a comportamenti provocati da reazioni emotive per eliminare il senso di colpa. Vediamo alcuni esempi di razionalizzazioni.

Quando un padre, dopo un rimprovero sproporzionato e addirittura violento a causa di un comportamento del figlio, dice a se stesso, al figlio o a chi è presente: «Lo faccio per il suo bene», «Non dobbiamo lesinare castighi se vogliamo che nostro figlio diventi una persona per bene», «Se non li si educa con durezza poi finiscono per essere dei pappamolla», formula con queste e altre idee simili delle giustificazioni a un modo di comportarsi che, in fondo, sa non essere giusto e, poiché prova un forte senso di colpa, pretende di liberarsene motivando razionalmente i suoi comportamenti.

Questo meccanismo è probabilmente quello più comunemente utilizzato.


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2. Proiezione

Consiste nell’addebitare agli altri i limiti o i difetti che uno, a livello inconscio, crede di avere.

La persona che ricorre a un tale meccanismo è molto irascibile, esigente e critica, si lamenta in continuazione di tutti e di tutto e finisce per diventare insopportabile per chi gli sta accanto, che si allontana per il fastidio che generano le sue continue critiche. Le idee che queste persone han- no di solito sono del tipo: «Come sono tutti maldestri!», «Come si fa a far così male le cose!», «Quanto inaffidabile è la gente; non puoi fidarti di nessuno!», «È che nessuno utilizza il cervello, non pensano!». È evidente che c’è una visione molto negativa di tutto il contesto, probabilmente proiezione dell’idea negativa che la persona ha inconsciamente di se stessa.


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3. Vittimismo

Si può considerare un tipo di meccanismo di proiezione a causa del quale la persona ritiene che tutti i suoi mali provengano dal cattivo comportamento o dall’atteggiamento scorretto del mondo intero nei suoi confronti.

Chi assume comportamenti vittimistici è solitamente capriccioso, troppo centrato su se stesso e con un concetto di sé molto negativo. In altre parole, nel proprio inconscio non ci si accetta e ci si considera di scarso valore. Questo sentimento di rifiuto lo proiettiamo, però, sugli altri e percepiamo come negativi fatti o parole che non hanno all’origine alcuna intenzione di rimprovero. Nell’inconscio, persone simili pensano di meritare solo il rifiuto degli altri e perciò interpretano tutto ciò che gli altri fanno loro come un rifiuto. Possono addirittura arrivare a interpretare negativamente gli atteggiamenti positivi o di sincero interesse che gli altri hanno nei loro confronti.


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4. Identificazione

Consiste nell’imitare comportamenti, atteggiamenti, modi di vestirsi, idee, ecc., di qualche persona di successo o comunque affermata, sperando così di vincere le proprie paure o insicurezze.

Questo meccanismo è molto comune negli adolescenti: dovendosi integrare nella società adulta, si sentono insicuri e cercano modelli affermati con i quali identificarsi, arrivando a imitarne il modo di vestire, di parlare, di camminare, i gusti, le idee, ecc. Tale meccanismo, così frequente a questa età, fa sì che la pubblicità utilizzi persone di riconosciuto successo – attori, cantanti, sportivi, ecc. – per promuovere il consumo di certi prodotti attraverso l’identificazione.

5. Idealizzazione

E’ la tendenza a considerare perfetta una persona di una certa importanza (per noi o per gli altri), attribuendole ogni tipo di virtù e negando i suoi possibili difetti.

Anche questo meccanismo è frequente negli adolescenti che, come abbiamo visto, tendono a vedere nei loro idoli dei campioni di virtù e ad attribuire loro tutto il bene, rifiutando di credere a quanto di negativo si possa dire di loro. In questo modo si sentono più sicuri, gli sembra di avere un punto di riferimento che non verrà mai meno.




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Anche negli adulti ritroviamo questo meccanismo, soprattutto nei gruppi che, per esempio, sostengono un partito politico o un qualche suo rappresentante: in alcuni casi si arriva a negare l’evidenza degli errori che l’uomo o il partito hanno commesso e si attribuisce loro ogni tipo di virtù. Atteggiamenti di questo tipo rendono le persone manipolabili. L’insicurezza davanti alle circostanze avverse della vita genera ansietà, che le spinge a idealizzare alcune persone e dunque a vederle con ben poca oggettività, con l’ovvia conseguenza che finiscono per appoggiare ciecamente ogni iniziativa che quelle propongono

6. Spostamento

Quando risulta impossibile o rischioso scaricare le nostre emozioni su chi le ha provocate si tende a spostare questa emozione su qualcuno (o qualcosa) che abbassa il livello di rischio, pur se non ha alcun rapporto con l’emozione originaria.

Il problema nasce quando ciò che spostiamo è l’ira. Può succedere in situazioni nelle quali non posso dirigere la mia ira contro chi me l’ha provocata. Se, per esempio, al lavoro ricevo un trattamento ingiusto dal mio capo e sono incapace di difendermi per paura di perdere il posto, quando arriverò a casa probabilmente scaricherò quell’ira su mia moglie o su mio figlio alla prima stupidaggine, alla quale in un’altra occasione non avrei prestato la minima attenzione. Stranamente, molte volte la persona non è cosciente di questo spostamento e tende a giustificarsi con delle razionalizzazioni.




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7. Negazione

E’ la tendenza a minimizzare o negare situazioni o avvenimenti potenzialmente stressanti.

Questo meccanismo di difesa ha conseguenze molto gravi, poiché impedisce di affrontare i problemi e trovare una soluzione efficace; è come nascondere la testa sotto terra per non vedere il pericolo che si avvicina. Implica che la persona percepisca in sé una incapacità a risolvere certi problemi, per cui nega che questi ci siano per non star male dovendoli affrontare.

Tali meccanismi sono sempre sostenuti da carenze di autostima che generano una forte ansia e vengono utilizzati per fuggire al malessere che essa produce. Ricordiamo che la bassa autostima nasce da una percezione eccessivamente negativa di se stessi e dalla conseguente difficoltà di accettarsi.




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