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Ecco il più antico monastero del mondo

SAINT ANTHONY MONASTERY

Loris Romito CC BY-SA 3.0

Sabine de Rozières - pubblicato il 19/01/18

Tutte le monache e i monaci cristiani nel mondo hanno conosciuto Sant’Antonio il Grande (non quello di Padova), considerato dalla Tradizione come il padre fondatore del monachesimo. Dopo la sua morte, verso il 356, un monastero sarebbe stato edificato dai suoi discepoli ai piedi del monte Qulzum, in Egitto, stabilendo una presenza monastica che perdura da sedici secoli.

Se vuoi essere perfetto va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli. Poi vieni, seguimi.

Mt 19, 21

Queste poche parole di Cristo avrebbero trasformato radicalmente la vita di Antonio, come spiega Atanasio di Alessandria alla fine del IV secolo nella sua Vita di Antonio. Avrebbe venduto i suoi beni e scelto di partire verso il deserto per una vita di preghiera e di spoliazione totale. Figlio di una ricca famiglia di agricoltori egiziani, si ritira così dal mondo alla maniera degli eremiti.




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Eremita, asceta e autonomo

Sant’Antonio si sarebbe stabilito lungo il corso del Nilo, per poi spostarsi in diversi altri posti desertici dell’Egitto. Si sarebbe poi installato definitivamente in una grotta del Monte Qulzum, a una trentina di chilometri dal Mar Rosso, non lontano dal golfo di Suez, in Egitto. Questa grotta è situata nella montagna proprio al di sopra del monastero di Sant’Antonio (in arabo Deir Mar Antonios), visitato da sempre da pellegrini e viaggiatori di tutto il mondo. Il monastero possiede una sorgente d’acqua che sgorga dalla montagna e offre un’autonomia per un’agricoltura essenziale. Del resto, da qualche anno i monaci hanno un campo di pannelli solari che fornisce loro dell’elettricità.

La pietà dei monaci per i pellegrini

Da sempre i pellegrini sono venuti in questo luogo remoto da tutto ma così importante per la storia del monachesimo, come sottolinea Christine Chaillot, scrittrice e specialista di Chiese orientali:

La grotta era di accesso piuttosto difficile, perché situata in alto nella montagna. Ecco perché da qualche anno i monaci hanno avuto pietà dei pellegrini e hanno costruito una scala che permette loro di accedere a una terrazza. A partire da quella, si può penetrare in una crepa della roccia e, mediante un corridoio estremamente stretto, accedere alla grotta in cui visse sant’Antonio fino alla morte.

Reliquie e graffiti

Secondo i monaci, sant’Antonio sarebbe sepolto nella chiesa più antica del monastero (ce ne sono almeno sette), a destra dell’altare. Christine Chaillot spiega che non si vedono tombe, dall’esterno, né altri segni visibili a indicare il luogo esatto della sepoltura. La specialista nota del resto che in questa medesima chiesa si possono ammirare delle magnifiche pitture antiche restaurate poco a poco; vi si possono così osservare dei graffiti scritti in più lingue: «Sono stati preservati perché sono testimonianza della visita di viaggiatori internazionali nel corso dei secoli».




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Una comunità monastica viva e vivace

Christine Chaillot annovera oggi circa 120 monaci e alcuni eremiti, orbitanti attorno al monastero di sant’Antonio:

Non vivono tutti nel monastero – spiega – perché alcuni monaci copti sono inviati per servire le numerosissime comunità della diaspora in America del Nord, in Australia, in Europa o in Africa.

I monaci del Monastero di Sant’Antonio dipendono dal patriarcato copto ortodosso di Alessandria, sotto l’autorità di Papa Tawadros (o “Teodoro”) II, patriarca di tutta l’Africa e della sede di san Marco dal 2012.

Nel nostro calendario gregoriano, sant’Antonio il Grande è festeggiato il 17 gennaio, mentre i copti ortodossi lo celebrano il 30 gennaio. Niente di strano, visto che conservano il calendario giuliano, in cui le feste scalano tutte di 13 giorni.


Christine Chaillot, specialista di Chiese orientali, è autrice di Vie et spiritualité des Eglises orthodoxes orientales, [Vita e spiritualità delle Chiese ortodosse orientali], per le edizioni del Cerf, 2011.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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archeologiamonachesimospiritualità
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