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Siamo figli di un Dio che scommette su di noi anche se siamo Giuda

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Il commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì. (Marco 3, 13-19)

“Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni”. La sequenza della costruzione della descrizione presente nel vangelo di oggi dovrebbe farci molto riflettere. Innanzitutto il motivo per cui Gesù sceglie i Dodici è “perché stessero con lui”. Non c’è il primato del fare, ma dell’esserci. Si è cristiani pienamente quando si comprende che Gesù non ci ha scelti per usarci ma fondamentalmente per farci stare con Lui. Come se volesse dire che il nostro scopo non è quello di riempire un fantomatico esercito del paradiso, e che quindi si è buoni cristiani quando si eseguono gli ordini, ma la prima cosa che è davvero costitutiva per noi cristiani è quello che dice Gesù attraverso questo racconto a ognuno di noi: “io e te insieme, poi tutto il resto”. Se ci riflettiamo questo è davvero un fatto rivoluzionario. Sono le parole dell’amore: “se io e te siamo insieme possiamo affrontare tutto”. Cristo ci vuole innanzitutto dare questo “insieme con Lui” costitutivo. Poi il resto va anche bene, ma viene dopo: “e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni”. La vita spirituale dovrebbe servire innanzitutto a questo: a recuperare lo “stare con Lui”, come la cosa più decisiva della nostra vita. Invece noi ci arrovelliamo sempre sul fare, sui sensi di colpa del poter fare di più, sull’insoddisfazione dei risultati, sulla fatica del fallimento. Quanta credibilità potrebbero tornare ad avere le nostre parole se nascessero dall’intimità con Lui. Quanto “potere” avremmo in più nella vita, soprattutto contro il buio che dobbiamo combattere, se solo attingessimo questa forza dal nostro stare con Lui. Siamo figli di un Dio che ci chiama per nome: “Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, e Andrea, Filippo…” . Siamo figli di un Dio che scommette su di noi anche se siamo Giuda: “…e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì”.

#dalvangelodioggi

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