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Dipendi solo dai tuoi errori?

Shutterstock / MarinaP

padre Carlos Padilla - pubblicato il 18/01/18

Nello stesso film P.T. Barnum diceva: “L’arte più nobile è quella di rendere felici gli altri”. A volte ripongo le mie forze in sogni che non mi riempiono il cuore. L’arte più nobile, la missione più grande, consiste nel rendere felici gli altri. Non voglio vivere nella preoccupazione di non commettere errori. Non pretendo di fare tutto bene. Ho dei peccati.

So che non posso condurre una vita immacolata. Sono fragile. Ma so che posso lottare per rendere la vita più felice per chi mi circonda. Posso far sì che la sua vita sia più facile, più piena. Questo è possibile.

Ma tante volte amo male. Amo me stesso. Sogno solo i miei successi, la mia fama. Cerco di essere riconosciuto e amato. Voglio avere un posto nella lista di chi spicca. Per questo mi impegno a fare tutto bene, ripulendo i difetti della mia anima.

Ma oggi mi soffermo davanti a Gesù che passa, e guardo la forza che sboccia dentro di me. E lascio che quel fuoco, quell’amore, esca da me. Sono chiamato a guardare così la mia vita e quella degli altri. A vedere in loro la luce, la forza. A guardare come guarda Gesù passando davanti a me. Voglio essere un educatore santo capace di educare uomini santi.

Dice padre Kentenich: “Come padre, sono il sacerdote. Devo essere il maestro, che culmina l’opera, che dal ‘legno’ dei ‘miei figli’ intaglia autentiche figure di santi. Si tratta della creazione di valori nuovi. Dobbiamo imparare a stare da soli e lasciarci formare, a essere aperti a Dio e poi, una volta pieni di Dio, uscire fuori”.

Educo in base al cuore di Dio. In base al silenzio e all’ascolto, nel punto in cui mi trovo con la mia verità, con il mio modo originale di amare e guardare la vita. E in base a quello che sono posso educare chi Dio mette nelle mie mani. Lascio che il mio cuore si riempia di Dio per poterlo offrire a chi ne ha più bisogno. Cambio lo sguardo che ho su di me. Cambio lo sguardo che proietto sugli altri.

Voglio essere più umile per guardare dal basso le persone, mai dall’alto. E vedere la loro bellezza nascosta, la loro grandezza, la loro forza interiore, la loro verità più ignorata da chi guarda male. Quella stessa luce che io tante volte non vedo in me. Per questo oggi decido di cambiare i miei occhi. Li porto al laboratorio di Dio. In Lui voglio iniziare a guardare gli altri come Egli guarda me. Se mi lascio cambiare posso riuscirci.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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