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“Amo mio padre che mi ha dato questo cognome: mi ha innestato nelle sue radici”

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Che bella l'immagine dell'adozione come un innesto! Dice tutta la verità: "avevo altre radici. Sono stata staccata dal mio albero, ma sono stata inserita in un'altra pianta, vitale, che mi ha cresciuta piena di amore." E ora sembra diventata una talea: ha gettato le sue radici nella terra e sta generando altri rami, altri frutti...

La morte della mia mamma indiana, l’abbandono da parte di mio padre e la conseguente adozione hanno spezzato quel legame con le “mie origini”.

Non ho nomi né possibilità di rintracciare familiari in India. Questa è la realtà. È come se la mia famiglia biologica fosse la radice. La radice non ha avuto continuità proprio per questa mia personale storia. Io sono nuova. Sono altro rispetto alla mia radice biologica.

Con l’adozione si è creato un innesto. Un germoglio nuovo. Sangeetha Bonaiti, una indiana fuori ed una Bonaiti dentro. Il cognome che sento mio, la mia famiglia, è la famiglia Bonaiti. Ne sono fiera ed orgogliosa perché amo la mia famiglia e amo mio padre che mi ha dato questo cognome.

Il nome e le caratteristiche fisiche mi ricordano che sono indiana. Un nome che come dicevo ha spezzato anch’esso il legame con la mia famiglia biologica (e non è che l’ho voluto io, è una circostanza che è accaduta indipendentemente da me), perché mi è stato dato dal personale dell’ospedale dove sono stata abbandonata e non dai miei genitori biologici o da altri parenti indiani.

Grazie a Dio lì ha iniziato a germogliare qualcosa, dall’istante in cui qualcuno si è preso cura di me, a tal punto da darmi un nome. Darmi un nome è stato un atto di cura ed amore. E ringrazio gli sconosciuti che lo hanno fatto.

A breve farò ritorno in quel paese che mi ha dato la vita ed un nome, il colore della pelle, le fattezze indiane (per le quali in Italia ho sofferto non poco) e qualche problema sanitario sopratutto durante le gravidanze. Non ho paura di quel che proverò e troverò.

Non mi fanno paura il dolore e la tristezza, non mi fa paura impattarmi con quella realtà, quelle tradizioni e quella cultura. Avrò mio marito accanto a me. Sono curiosa, sono in attesa. Vedo che lì c’è una bambina di due anni circa, che si chiama Sangeetha, che mi sta aspettando. Non ha ancora un cognome. Non ha una famiglia. Ha delle suore amorevoli che se ne prendono cura. È ancora lì quella bimba.

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