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Puoi guardare alla tua miseria e lì scoprire che Dio ti ama!

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“Puoi guardare alla tua miseria, e scoprire che Dio ti ama alla follia, proprio in quella tua miseria, in quel limite, in quella fragilità. Che per lui sei figlio unico”.

“Dai, bambine, su, i confronti non si fanno…” – parto con la solita solfa dalla cucina mentre ascolto i discorsi delle mie figlie. Non ci credo neanche io mentre lo dico, ascolto la mia voce e sento che suona falsa. Lo so benissimo che i confronti si fanno eccome, soprattutto da bambini, anzi, più esattamente, soprattutto da bambine. Ma è mio dovere procedere alla predichella di ufficio, essendo la mamma.

In realtà viviamo di confronti, e anche quando ci sembra di non farne, non è escluso che è perché ci sentiamo sottilmente superiori. Io credo che in genere il meccanismo che ci consenta di sopravvivere al confronto sia quello di spostare lo sguardo. Tipo: “va bene, lei ha uno stacco di coscia doppio del mio, senza capillari e tonicissima e affusolatissima, ma io invece in compenso ho una bella famiglia” (e poi prima o poi dovrà invecchiare, e anche, ricordiamoglielo, morire, e magari dopo una lenta agonia). Diciamo che ciò che consente di guardare agli altri senza in certi casi soffrire il confronto è il meccanismo di passare a un’altra categoria (sono un idraulico meno bravo ma sono più simpatico). Questo se siamo leali e onesti.

Se invece non abbiamo le spalle abbastanza larghe per guardare alla nostra realtà e digerire i nostri limiti accettandoli, il piano B è quello di dare la colpa agli altri, alle circostanze esterne, alla nostra storia: la famiglia è sempre un buon alibi, ma anche la malattia funziona molto, poi la sfortuna… Insomma, tutto tranne che guardare alla propria miseria.

Il problema è che stare nel confronto fa vivere malissimo, e anche quando ci convinciamo delle nostre bugie (è colpa della sfortuna o della invasione di cavallette) non si è felici, perché non si è nella verità.

Poi. Poi invece c’è un’alternativa. Una risposta diversa. Un’altra strada. Una novità, una bomba atomica. Puoi guardare alla tua miseria, e scoprire che Dio ti ama alla follia, proprio in quella tua miseria, in quel limite, in quella fragilità. Che per lui sei figlio unico. Che passa da quel limite per entrare, per farti capire chi sei – nessuno – e di chi hai bisogno – di Lui che è tutto. Che non fa confronti ma ama ciascuno di noi in modo personalizzato, dando a ognuno quello che gli serve fin nei particolari. Anche quando sembra averci dato una fregatura, in realtà sta facendo qualcosa di buono per noi, ci sta aprendo una strada al suo cuore.

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