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10 discorsi che hanno cambiato il mondo, nel bene o nel male

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Di Kennedy, Martin Luther King, Hitler, Fidel Castro...

7. Mao tse-tung. Sul trattamento corretto delle contraddizioni in seno al popolo. Pechino, 27 febbraio1957. In questo discorso stabilì le tesi del Partito Comunista e ricordò che i controrivoluzionari erano stati “liquidati” e che era “assolutamente necessario”. Di fronte alla dissidenza, Mao riconosceva che “i problemi del mondo spirituale dell’uomo non si possono risolvere in modo semplicistico. Le idee sbagliate non smetteranno di esistere per il fatto che sia proibito esprimerle”.

8. Fidel Castro. La rivoluzione inizia ora. Santiago de Cuba, 1° gennaio 1959. Esempio dello stile carismatico di Fidel Castro, vi stabiliva che “la Rivoluzione inizia ora. La rivoluzione sarà un’impresa dura e piena di pericoli”. Castro affermava di avere la soddisfazione di “aver creduto profondamente nel popolo di Cuba” e diceva ai suoi compatrioti che i combattenti rivoluzionari sarebbero stati sempre “servitori leali” che avrebbero avuto solo il compito di “servire”.

9. John Fitzgerald Kennedy. Ich bin ein Berliner. Berlino Ovest, 26 giugno 1963. Il Presidente Kennedy visitò Berlino quando il muro era stato costruito da due anni. Questo discorso era una legittimazione del cancelliere Adenauer (che aveva costruito “la democrazia a la libertà di cui gode la Germania”, con le parole di Kennedy), e in esso Kennedy affermava: “C’è molta gente che non comprende o dice di non comprendere la differenza esistente tra il mondo libero e il mondo comunista. Dite loro di venire a Berlino”. Il muro, disse Kennedy, “è la dimostrazione più evidente del fallimento del sistema comunista”.

10. Martin Luther King, I have a dream. Washington, 28 agosto 1963. 5 anni prima di morire assassinato a Memphis, il reverendo Martin Luther King pronunciò di fronte a 200.000 persone un discorso pieno di riferimenti biblici, appello all’uguaglianza tra le persone nel contesto della non violenza. Questo intervento presupporrà un prima e un dopo nella storia degli Stati Uniti in difesa dei diritti civili.

Tutti questi discorsi hanno degli elementi in comune, evidenziati da Christophe Boutin in Les discours qui ont changé le monde (I discorsi che hanno cambiato il mondo):

1. Un discorso dev’essere innanzitutto convincente
2. L’oratore fa tutto il possibile perché il suo pubblico si senta speciale
3. Il politico conosce molto bene le molle dell’inconscio collettivo
4. Il discorso è in primo luogo una dimostrazione di ambiguità calcolata
5. Un oratore preferisce riunire i suoi intorno a ideali comuni
6. Il discorso si presta a ogni tipo di adulazione (“Solo voi mi capite”, “Solo voi capite cos’è in gioco”…)
7. Nella misura in cui sono pensati per un pubblico numeroso, devono includere vari elementi che facciano appello ai sentimenti più che alla ragione
8. Il discorso è un intreccio di formule ben codificate
9. Quando si pronuncia un discorso è tutto controllato, anche le apparenti dimostrazioni di coinvolgimento in un momento emotivo
10. L’oratore comunica per qualche istante una rivelazione alla folla che lo ascolta

Anche se questo, ovviamente, non risolve la questione relativa al fatto che il discorso porti la pace o la guerra, conoscerne i meccanismi interni aiuterebbe chi ascolta a non lasciarsi trasportare tanto facilmente dalle emozioni.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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