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La suora che lotta contro la dipendenza da smartphone dei bambini

Syda Productions | Shutterstock
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La religiosa americana Patricia A. Daly è al vertice di un gruppo di investitori che striglia e monitora la Apple. L’azienda a sua volta si difende: miglioreremo la nostra offerta per aiutare i genitori

Il Vangelo in economia e politica

«Sono fedele al Vangelo ed è necessario che il Vangelo sia predicato nel contesto dell’attuale ambiente economico e politico, non solo nell’ambito delle famiglie, dei quartieri e delle comunità», ha spiegato la suora in una vecchia intervista al Guardian (febbraio 2017).

Sempre per il bene collettivo

La sessantenne afferma di non aver mai «usato la carta di Dio» per i propri scopi. Non chiede ai dirigenti di cambiare approccio per timore di essere condannati alla dannazione eterna, né sfrutta la figura di Gesù per favorire specifiche linee di azione. Al contrario, le campagne della sua organizzazione si basano sul presupposto che compiere la cosa giusta solitamente a livello finanziario ha conseguenze positive.

L’ “endorsement” di Fadell

In questo confronto a muso duro con la Apple, un primo risultato il board con suor Patricia lo già raggiunto. Intanto ha incassato il “supporto” nella battaglia di Tony Fadell, informatico già membro del team che ha lavorato al primo iPhone e tra gli inventori dell’iPod. Per Fadell “Device addiction is real” e in tweet ha citato studi che fanno emergere la relazione tra uso eccessivo di telefoni e social media e la depressione, i problemi comportamentali o altri problemi di salute nei bambini (Agi, 8 gennaio).

La risposta di Apple

La Apple ha replicato sulla difensiva al documento JP – Calstrs, sottoscritto con il beneplacito di suor Patricia, e alle stoccate di Fadell. La azienda promette di rendere i suoi dispositivi più sicuri per i bambini e di introdurre nuove funzionalità e strumenti “more robust” che aiutino i genitori a proteggerli quando sono online (Business Insider Us, 9 gennaio).

“In arrivo nuove funzionalità”

La casa di Cupertino ha precisato che i suoi dispositivi già ora consentono ai genitori di controllare e limitare quello che a cui i loro figli accedono online. «Abbiamo ulteriori funzionalità previste per il futuro per rendere questi strumenti ancora più funzionali e robusti«, ha aggiunto l’azienda della Mela.

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