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Il massacro dei cattolici in Congo. La repressione violenta nel silenzio (o quasi) dell’Europa

Congo protest died new year mass

JOHN WESSELS / AFP

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 12/01/18

La rabbia (piuttosto isolata) del cardinale

Alla prova dei fatti, l’ex Zaire potrebbe essere un paradiso terrestre anche se poi, andando avanti di questo passo, rischia davvero l’implosione. «Non rimane che la voce della Chiesa, in particolare quella dell’arcivescovo di Kinshasa, il cardinal Laurent Monsengwo», ha commentato padre Eliseo Tacchella, missionario comboniano e profondo conoscitore della situazione congolese.

Il porporato ha infatti usato parole inequivocabili e molto dure dopo quel 31 dicembre, definendo «mediocre» l’attuale classe politica e «barbari» gli uomini in uniforme che hanno perpetrato le violenze di fine anno. «È tempo per i mediocri di andarsene», ha detto in un comunicato, rilanciato dalla stampa internazionale, lo scorso 2 gennaio.

“Potrebbe esplodere da un momento all’altro”

L’arcivescovo di Kinshasa ha condannato pubblicamente le violenze dei militari al soldo di Kabila, in particolare «il fatto di aver impedito ai fedeli cristiani di entrare in chiesa per partecipare alla celebrazione eucaristica nelle diverse parrocchie di Kinshasa – come si legge nel comunicato – il furto di soldi, di cellulari, la ricerca sistematica delle persone e dei loro beni all’interno della chiesa e per le strade, l’ingresso dei militari, le uccisioni, l’uso delle armi contro i cristiani che avevano in mano bibbie, crocifissi e statue della Vergine».

Una cosa è certa, sentenzia Albanese:«L’ex Zaire è davvero una grande polveriera che potrebbe esplodere da un momento all’altro».




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Il “sordo” 

Papa Francesco aveva compreso da tempo la gravità del caso Congo. Aveva ricevuto in udienza Kabila, il 26 settembre del 2016 in Vaticano,sottolineando, conclude il direttore di Popoli e Missioni, «l’importanza della collaborazione tra gli attori politici e i rappresentanti della società civile e delle comunità religiose, in favore del bene comune, attraverso un dialogo rispettoso e inclusivo per la stabilità e la pace nel Paese».

Purtroppo, nel caso di Kabila, chiosa Albanese, «è proprio vero quello recita il proverbio: “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”».

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cattolicicongorepubblica democratica del congoviolenza
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