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La Chiesa dovrebbe chiedere perdono per le punizioni corporali del passato nelle scuole cattoliche?

Michael 1951 | CC BY 2.0

Katrina Fernandez - pubblicato il 11/01/18

Ovviamente non è una scusa per il fatto che la suora abbia perso il controllo. Il suo gesto deve aver terrorizzato la classe, e forse ha avuto un impatto sulla fede di molte giovani anime. Posso capire perché questo possa aver provocato un’avversione alla Chiesa e alla religione organizzata in alcuni adulti.

Ma non è un modo razionale di pensare. Gli insegnanti sono umani ma non rappresentano l’educazione in sé o il sistema in generale. Anche le suore sono umane, e qualche suora che ha commesso abusi non rappresenta l’intero sistema educativo cattolico o la Chiesa.

I giorni delle punizioni fisiche sono ormai passati. La scuola moderna è un luogo molto diverso da quello in cui ho studiato io. La cultura non è più la stessa, e le vecchie generazioni per le quali le punizioni fisiche erano più familiari sono ormai superate. Una volta, se un bambino diceva che un insegnante aveva colpito uno studente molti genitori pensavano che se lo fosse meritato. Nonostante gli aneddoti che ho sentito sulle “suore cattive”, ho mandato mio figlio in una scuola superiore cattolica confidando nell’educazione che sta ricevendo.

La Chiesa dovrebbe chiedere perdono?

È una grande vergogna che alcuni abbiano abbandonato la propria fede per la delusione provocata dagli insegnanti religiosi del passato. Una richiesta di perdono a livello istituzionale aiuterebbe? Non ci aspettiamo che il sistema di educazione pubblico e l’amministrazione scolastica chiedano pubblicamente perdono per il modo in cui si facevano le cose decenni fa, o implorino il perdono dagli ex allievi. Dovremmo aspettarcelo dalla Chiesa, che dev’essere sempre tenuta a rispettare uno standard più saggio ed elevato?

Sono domande giuste, ma non poco controverse. Nel 2011, l’arcivescovo di New Orleans Gregory Aymond si è espresso contro le punizioni fisiche nelle scuole. Sottolineando le politiche “da bacchetta” di una scuola cattolica nella sua diocesi – l’unica che portava ancora avanti la pratica –, Aymond ha affermato che bacchettare “istituzionalizza la violenza, va contro l’insegnamento cattolico e la buona pratica educativa e viola la politica scolastica arcidiocesana locale”.

Sorpredentemente, alcuni genitori, ex allievi e perfino certi studenti hanno espresso il proprio disaccordo.

Alcuni potrebbero dire che la Chiesa dovrebbe chiedere formalmente scusa agli studenti traumatizzati, e sospetto che questa affermazione sia radicata nel dolore profondo. Forse è un dialogo che dovrebbe essere intrapreso dai vescovi. Il mio primo consiglio a questi cattolici feriti sarebbe però cercare assistenza professionale, come suggerirei a chiunque senta di soffrire di un disturbo da stress post-traumatico, anziché aspettare che la Chiesa presenti una richiesta di perdono formale.

La consulenza e parlare della questione – come mi hai esortato a fare tu – sono una buona via per la guarigione. Esorto chiunque stia soffrendo a cercare l’aiuto di cui ha bisogno. Portarsi dietro il dolore del passato corrode a livello fisico e spirituale.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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chiesaperdono
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