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La Chiesa dovrebbe chiedere perdono per le punizioni corporali del passato nelle scuole cattoliche?

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Molti cattolici si portano dietro vecchie ferite di un'epoca in cui la cultura era molto diversa

Cara Katrina,

Aleteia ha mai tentato di affrontare il dolore espresso dai cattolici che hanno subìto abusi [sotto forma di punizioni fisiche] nelle scuole cattoliche? Sembra che alcune di queste storie siano vicende relative a un disturbo post-traumatico da stress di decenni fa, una realtà del passato che sembra tuttavia presente ancora oggi.
Buon anno nuovo,

Dave S.

Caro Dave,

Si è parlato molto della questione dolorosa degli abusi sessuali, sia qui ad Aleteia che nei media in generale, soprattutto per via dell’aperto sostegno del Papa alle vittime. Potrebbe sembrare che le vittime di altri tipi di abusi siano state ampiamente ignorate, visto che sono i tragici casi di abusi sessuali a richiamare maggiormente l’attenzione, ma ti assicuro che nessuno è un cattolico usa-e-getta.

Abbiamo sentito tutti aneddoti sugli alunni delle scuole cattoliche che venivano bacchettati con i righelli dalle insegnanti. Personalmente, conosco qualche persona che si professa ex cattolica che cita la crudeltà subìta nell’infanzia da parte degli educatori cattolici come il motivo per cui non si identifica più nel cattolicesimo o in qualsiasi religione in generale. Non ci piace, ovviamente, ed è un insulto alle centinaia di migliaia di bravi religiosi che hanno insegnato a generazioni di cattolici, ma c’è un motivo per cui lo stereotipo della suora che brandisce il righello è così comune: ha qualcosa di vero.

Lo stereotipo si riferisce a un periodo in cui le punizioni corporali erano comuni ovunque. Sia Winston Churchill che l’attore David Niven hanno scritto di presidi crudeli che picchiavano e umiliavano gli allievi.

Per parlare onestamente degli abusi fisici nelle istituzioni educative cattoliche dobbiamo almeno riconoscere che fino a un’epoca molto recente le punizioni corporali erano considerate normali nel tirar su i bambini. Una ricerca condotta nei decenni scorsi sui danni psicologici che possono provocare le punizioni fisiche ha avuto un profondo impatto sulla nostra comprensione, e questo si è riflettuto in tutti i sistemi scolastici, come del resto nelle famiglie. Gli insegnanti non hanno più l’autorità di sculacciare e punire fisicamente gli studenti. Le campagne anti-bullismo ci hanno insegnato che l’umiliazione non è una forma di punizione efficace.

Nella sua Lettera ai Bambini, Papa Giovanni Paolo II ha scritto che i piccoli “subiscono molte forme di violenza e di prepotenza da parte degli adulti. Come è possibile rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza di tanti bambini, specialmente quando è causata in qualche modo dagli adulti?”

Se guardiamo all’ambiente generale di tutti i tipi di sistemi educativi precedenti agli anni Ottanta del secolo scorso, scopriremo che le punizioni fisiche erano una risposta comune e sfortunata a un comportamento negativo. Sarebbe difficile trovare qualcuno con più di 40 anni che non racconti le proprie esperienze di insegnanti con la mano pesante. Anche io, quando andavo in una scuola pubblica da bambina, ho subìto abusi di questo tipo. Sono stata sculacciata, schiaffeggiata e tirata per i capelli. In un’esperienza particolarmente umiliante, sono stata costretta a tenere un’enciclopedia sulla testa mentre mi chinavo davanti a tutta la classe.

Non voglio minimizzare gli abusi fisici subìti da altre persone, ma semplicemente offrire un po’ di contesto. Forse il dolore per le punizioni corporali era sentito in modo più profondo nel sistema educativo cattolico perché era messo in atto da persone di cui si supponeva di doversi fidare, che considerando i loro voti avrebbero dovuto essere sante. Una mia amica ha ricordato di aver visto una suora scatenarsi con entrambi i pugni sulla schiena di un suo compagno all’inizio degli anni Sessanta. “Era uno che creava sempre problemi”, ha ricordato, “ma la suora ha perso il controllo, e l’intera classe si è spaventata per la sua risposta frustrata di fronte a quel ragazzino. Quando ci ripenso, però, mi rendo conto che in quella classe aveva 53 alunni. All’epoca non c’erano assistenti, e non riesco neanche a immaginare come potesse insegnare a tanti bambini da sola”.

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