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Sei triste o depresso? Questa preghiera di padre Pio ti aiuterà!

ŚWIĘTY OJCIEC PIO

EAST NEWS

Margaret Rose Realy, OBL. OSB. - pubblicato il 11/01/18

Se vi trovate in uno stato di oscurità, la chiave è “protendersi”

Il foglietto non firmato recita “Oggi arriva più in alto che puoi, e Dio ti verrà incontro nel resto del cammino”. È la citazione a cui ricorro nei momenti in cui sento arrivare l’oscurità emotiva – la depressione. Per molti di noi questa oscurità è una vecchia amica, il Cane Nero di cui parlava Winston Churchill, o disordine affettivo stagionale.

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disordini Mentali (DSM) riporta delle definizioni cliniche della depressione, e figura anche l’oscurità spirituale di cui scrive San Giovanni della Croce nella Notte Oscura. Indipendentemente da come si è arrivati allo stato depressivo, la chiave in entrambi i tipi di oscurità è protendersi.

Lo stato di oscurità e depressione non è un vuoto, ma uno spazio pieno di spunti di fronte ai quali siamo momentaneamente ciechi. Quando cerchiamo di andare avanti da soli, spesso siamo troppo stanchi per evitare di buttarci giù, e finiamo per soccombere alle onde della disperazione.

Protendersi non è un movimento intuitivo quando si sprofonda a livello psicologico e/o spirituale nella depressione. Anche se ci è stato insegnato che la depressione è voltare le spalle a Dio – il che è un peccato –, c’è un altro elemento che viene spesso trascurato. Deriva dalla Regola di San Benedetto: “In tutte le cose, sia glorificato Dio”.

In una confessione recente, quando ero in un periodo di depressione, il sacerdote mi ha dato una penitenza molto specifica: dovevo leggere il passo in cui Gesù cammina sul mare in tempesta e Pietro ha paura (Matteo 14, 30-31), e poi riflettere sul momento in cui Pietro cerca disperatamente di protendersi verso il Signore – quel secondo prima che Gesù gli prenda la mano.

Per Pietro è stato un momento oscuro e pieno di dubbi, e la sua fede aveva vacillato. Era anche una risposta intuitiva a una persona che stava affondando fisicamente – protendersi, cercare di aggrapparsi a qualsiasi cosa per salvarsi la vita.

La penitenza che mi ha dato il sacerdote mi doveva far meditare. Era una metafora per protendermi psicologicamente e spiritualmente verso la mano di Cristo. Sono rimasta sorpresa da quanto rapidamente l’istinto a sopravvivere a livello spirituale incontri il desiderio di vivere fisicamente quando si è esausti e in acque profonde.

Certa che il Signore aveva preso la mia mano e quindi non sarei annegata, ho letto spesso questa preghiera, a volte anche tre volte di seguito:

Resta con me Signore, perché è necessario averTi presente per non dimenticarTi. Tu sai con quanta facilità Ti abbandono.
Resta con me Signore, perché sono debole ed io ho bisogno della Tua fortezza per non cadere tante volte.
Resta con me Signore, perché Tu sei la mia vita e senza di Te vengo meno nel fervore.
Resta con me Signore, per mostrarmi la Tua volontà.
Resta con me Signore, perché desidero amarTi ed essere sempre in Tua compagnia.
Resta con me Signore, se vuoi che Ti sia fedele.
Resta con me Gesù, perché quantunque la mia anima sia assai povera, desidera essere per Te un luogo di consolazione, un nido d’amore. Amen.

San Pio da Pietrelcina, Preghiera dopo la Comunione

La depressione è una battaglia, e per alcuni una croce da portare tutta la vita. Portandola nel modo migliore possibile mentre cerchiamo aiuto, siamo condotti verso una maturità di fede più profonda – che come la maggior parte delle virtù non è facile da vincere.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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