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Il Vangelo secondo De André…per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

© Public Domain
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Pregando, non sprecate parole come i pagani,

che credono di venire ascoltati a forza di parole.

(Matteo 6, 7)

Ricorda Signore questi servi disobbedienti
Alle leggi del branco
Non dimenticare il loro volto…

(Fabrizio De André, Smisurata preghiera, 1996)

 

Fabrizio De André non credeva nel Dio delle Chiese, ma l’interrogativo sull’esistenza di una “paternità” superiore l’ha sempre accompagnato, spingendolo sul sentiero dei cercatori di verità per indagare il problema di Dio, il mistero di Gesù di Nazareth, la coscienza di chi ha fede e i dubbi dei non credenti.

Basta scorrere i personaggi cantati da De André: dalle prostitute agli assassini, dai pescatori ai musicisti, dai bevitori ai bombaroli, dai pellerossa agli zingari. Una galleria di “santi” peccatori, “anime salve” rifiutate dal potere ma riscattate dalla solidarietà con gli ultimi e con i perdenti in cui il cantante-poeta ha sempre riconosciuto la sua unica religione. Personaggi che richiamano inevitabilmente il Vangelo di Matteo: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio». Attraverso i testi delle sue canzoni, si possono esplorare quelle terre di confine dove Fabrizio De Andrè, “evangelista” anarchico e apocrifo, ha seminato la sua ricerca, i suoi dubbi e raccontato i suoi “santi” senza aureola.

Questi aspetti relativamente poco noti della poetica di De André sono stati esplorati da Paolo Ghezzi ne “Il Vangelo secondo De André” (Àncora, 2006). Non si tratta di un tentativo di “battezzare” il cantautore genovese, ma di piccola antologia del De André «curioso di Dio», del De André che «si innamorava di tutto» e si è palesemente innamorato di pagine e figure evangeliche, come emerge dal numero impressionante di analogie e di risonanze disseminate nelle sue opere.

Scriveva don Andrea Gallo, grande amico di De André, nella presentazione al libro: «L’essere umano, al di là dell’appartenenza a qualche religione, può percepire la Presenza di Dio. In De André è palese, forte, profonda una voce che parte dal profondo dell’Uomo, che grida giustizia radicalmente […]. Quindi, al di là di ogni obiezione o considerazione, Fabrizio è a pieno titolo un evangelista: portavoce della profonda coscienza, dell’energia vitale umana[…]. Tutti noi siamo attratti dalla bellezza, dalla profondità, dalla struggente ricerca di riscatto della condizione umana. Questo è l’Annuncio di Fabrizio. I suoi personaggi appaiono ricchi di una fragilità che ce li rende cari (come nel Vangelo di Gesù), personaggi capaci di coinvolgerci e di indurci a cercarli fra i vicoli della Città Vecchia e nelle periferie… Quanti Miché, Marinella, Bocca di Rosa…».

Attraverso i testi delle sue canzoni, si possono esplorare quelle terre di confine dove Fabrizio De André, “evangelista” anarchico e apocrifo, ha seminato la sua ricerca, i suoi dubbi e raccontato i suoi “santi” senza aureola. Proprio in questa ricerca possiamo trovare il cuore, sempre attuale, del “Vangelo secondo De André”: se un Dio esiste, è nella croce dei poveri e nel cuore dei perduti, ma puri di cuore. “Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria”.

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