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Sapete chi è veramente Frate Indovino? E chi disegna il calendario?

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Un cappuccino e un illustratore sono le menti del leggendario calendario che ogni anno appendono in casa 5 milioni di italiani

Vi siete mai chiesti chi si “nasconde” dietro Frate indovino, il fratone sorridente che appare ogni anno sul calendario più diffuso tra gli italiani?

Intanto va detto che Frate Indovino è un caso editoriale dal 1945: oltre settant’anni di vita, oltre 5 milioni di copie vendute, il più antico tra quelli in distribuzione.

La penna di un cappuccino

Dietro la penna di Frate Indovino si nasconde, innanzi tutto, padre Mario Collarini, cappuccino umbro e “Frate indovino” dal 2002, succeduto a Mariangelo da Cerqueto, inventore del famoso Calendario.

© Public Domain
L'inventore del calendario di Frate Indovino, padre Mariangelo da Cerqueto - http://www.frateindovino.eu/eventi/decimo-anniversario-della-scomparsa-di-p-mariangelo-da-cerqueto 

Perché è stato scelto proprio padre Mario? «Me lo chiesero i frati alla morte del suo inventore, Mariangelo da Cerqueto. Mi occupavo di una piccola rivista dei Cappuccini dell’Umbria e fu per questo che la scelta ricadde su di me».

Padre Mario lavora al calendario nel Santuario della Madonna del Divino Amore di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia. «Ci penso un anno intero, senza aver fretta, è un vero tormentone. Mi documento, molte riflessioni sono mie di sana pianta, per il meteo mi baso sulle statistiche e di solito, 8 volte su 10, ci prendo. Molti scelgono la settimana bianca leggendomi» (L’Huffington Post, 29 novembre 2016).

I disegni di un illustratore milanese

Chi invece si occupa dei disegni, chi tratteggia i tratti somatici del fratone sorridente e di quei paesaggi, oggetti, figure, che ogni anno si trovano sul calendario è il milanese Severino Baraldi, di professione illustratore, copertinista.

Baraldi non è nuovo alle illustrazioni religiose. Si è occupato di ben quattro Bibbie:

«La prima Bibbia fu per i frati dell’Antoniano di Padova. Mi avevano licenziato all’agenzia di pubblicità dove lavoravo, trasferito a Milano venticinquenne. Ma scoppiò la crisi di Suez (1956 ndr). Mostrai le tavole anche agli editori milanesi. Servirono da passe-partout nel campo scolastico e nella produzione per ragazzi. Non mi sono più fermato».

«L’ultima Bibbia è quella trascritta da Monsignor Ravasi per l’editore Fabbri, che mi fece il complimento più originale: i pittori incominciano con un capolavoro, e poi tirano a campare. Invece lei, Baraldi, migliora col tempo» (Il Giorno (10 gennaio).

Frate indovino

Gli eredi di Severino

Del Calendario 2018 con le sue illustrazioni si calcolano almeno 5 milioni di copie vendute; 12 mesi colorati di primavera in onore dei più sapienti pionieri, i nonni.

Ma qualcuno avrà ereditato il suo talento? «Mia figlia Donatella, ma è mancata. Due nipoti, in particolare, sono molto bravi, hanno fatto studi artistici. Non riesco però a immaginare per loro un futuro di lavoro».

Preferisce la prospettiva del passato «Amo raffigurare la storia antica, sì. Ma c’è sempre il movimento delle persone, della vita, nelle tavole, una al giorno, che continuo a disegnare. Come queste per il Calendario 2019 di Frate Indovino: interrogano proprio sul confronto tra ieri e oggi».

 

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