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Che gli uomini possano corteggiarci, anche goffamente. La violenza è altro!

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Catherine Deneuve e altre 99 francesi, in una lettera aperta, dicono no alla catechesi neofemminista che ci vuole pronte a sferrare l'attacco al maschio. Per qualsiasi sua avance

La Deneuve è una delle cento firmatarie di una lettera aperta uscita su Le Monde a motivo del dissenso che quelle cento e, presumibilmente molte altre con loro, provano per la campagna nella quale siamo state a forza intruppate in quanto donne e che marcia imperterrita contro gli uomini.

La cosa saggia che emerge subito dalle righe riportate su vari media è una reimpostazione del problema. Un tutt’altro che marginale distinguo.

Siamo donne, detestiamo la violenza, siamo per la libertà sessuale, siamo per la libertà di parola ma, se non facciamo una netta distinzione tra violenza e sopruso vero e proprio da una parte (il cui apice è lo stupro) e seduzione per quanto goffa o fastidiosa possa essere dall’altra, non ne veniamo fuori.

Invece loro vogliono proprio uscire, da questa impasse.

Certo, appena mettono il naso fuori, è facile che si becchino qualche colpo dalle “asieargento” di guardia alla torretta. Una di quelle lungo le mura che difendono le donne dalla violenza. Sulle donne, è chiaro. Tutte le donne, perché siamo d’ufficio iscritte alla grande internazionale di genere. Escluse sono solo quelle che devono essere insultate perché non combattono bene.

Asia le accusa di essere lobotomizzate. Sì, sì. Testuale il tweet che riesce quasi a spacciare per potenza icastica una benedetta sintesi imposta dal medium.

A suo cinguettare, a causa di una oscura patologia, tale “misoginia interiorizzata” (anche questo maneggiare senza cura alcuna diagnosi, imputando disturbi a destra e a manca è un bel problema, però) la signora Deneuve e socie sarebbero ormai oltre il punto di non ritorno. Che a ben vedere, capito quale sia questo punto e verso dove non possano più tornare, potrebbe anche essere una consolazione.

Ma non divaghiamo.

Le donne che hanno apposto la loro firma in calce alla lettera dicono diverse cose che val la pena riportare. La Deneuve e le altre, ad esempio Catherine Millet e Ingrid Caven dichiarano che

lo stupro è un crimine, ma tentare di sedurre qualcuno, anche ostinatamente o in maniera maldestra, non lo è, come la galanteria non è un’aggressione machista” (Le Monde, 9 gennaio 2018)

La”legittima presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, in particolare in ambito professionale” è meritevole di lode, riconoscono, ma “questa liberazione della parola è diventata oggi il suo contrario: intimidiamo le persone affinché parlino ‘correttamente’, mettiamo a tacere chi non si allinea e quelle donne che rifiutano di conformarsi sono considerate traditrici e complici” (Idibem)

Si riferiranno anche a quella sorta di polizia del linguaggio che proprio in Francia ha le sue più triste avanguardie? A quel neofemminismo cavalcato da uomini nuovi che promettono di rendere la Francia un paese dove le donne non devono più avere paura? Ma perché, erano tutte lì a tremare terrorizzate? Lo dice l’audace Élisabeth Lévy che vede, nel moltiplicarsi di questi proclami per l’istituendo “reato di oltraggio sessista” o la per ora assurda “penalizzazione dello sguardo lubrico”, un’idiozia assoluta.

Gli uomini – aggiungono – sono stati puniti sommariamente, costretti alle dimissioni quando tutto quello che hanno fatto è stato toccare il ginocchio di qualcuna o cercare di rubare un bacio, parlato di argomenti intimi durante cene di lavoro o aver inviato messaggi a connotazione sessuale a donne per la quale l’attrazione non era reciproca”.

Si sono alzate in difesa della libertà sessuale per la quale, ricordano, è “essenziale la libertà di sedurre e importunare”.

Va da sé che queste e molte altre donne non hanno nessuna intenzione di ammalarsi di nostalgia pensando ai bei tempi in cui si poteva essere corteggiate. In cui il gioco amoroso, come un duello vero ma senza spargimento di sangue, rendeva la faccenda uomo-donna intrigante e avventurosa. Proprio in quanto donne si dissociano con forza da questa impresa, per i termini, i modi, per la grossolanità delle armi e l’ignoranza circa i nemici veri:

“come donne, non ci riconosciamo in questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, prende il volto di un odio per gli uomini e la sessualità”.

A loro, a noi, alle donne normali gli uomini piacciono eccome e non crediamo debbano essere cambiati (semmai noi donne e loro uomini dobbiamo sempre educarci o meglio ancora convertirci).

C’è un passaggio che mi colpisce perché credo riveli la debolezza, la non compiutezza, in fondo, di questa coraggiosa e per molti versi condivisibile presa di posizione in aperto contrasto con le prescrizioni del politically correct.

Accusano di un nuovo puritanesimo le donne arruolatesi nella guerra contro il maschio e tutto ciò che fa, perché senza previo consenso scritto o almeno una spunta nella casella di un menu a tendina, nemmeno una addormentata nel bosco, bella o brutta che sia, può essere sfiorata. E questo è ridicolo, tragico, grottesco. Violento.

Ma poi parlano di un rifiuto categorico della pulsione sessuale. Leggete qua, sempre dalla lettera a Le Monde:

siamo “abbastanza mature per ammettere che la pulsione sessuale è per sua natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente accorte per non confondere il corteggiamento maldestro con l’aggressione sessuale”.

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