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“Let it Be”: la verità dietro la visita della Vergine Maria a Paul McCartney

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Jordan Runtagh - pubblicato il 05/01/18

“Quando mi trovo in momenti di sconforto, Madre Maria viene da me con parole sagge. Lascia che sia”

I sogni hanno sempre portato fortuna a Paul McCartney. Una mattina del 1965 si è svegliato con la melodia di Yesterday completamente formata.

Tre anni dopo, però, il sogno condiviso con gli altri membri del suo gruppo si era trasformato in un incubo per disaccordi creativi, liti imprenditoriali e scontri di carattere.

“Nell’autunno del 1968 stavo attraversando un momento davvero difficile”, ha ricordato McCartney nel libro di Marlo Thomas The right words at the right time.

“La carriera dei Beatles era già molto avanzata e avevamo iniziato a creare un album nuovo, una continuazione del White Album. Come gruppo iniziavamo ad avere problemi. Credo che avessi la sensazione che i Beatles si sarebbero sciolti, e quindi rimanevo sveglio fino all’alba a bere, assumendo droghe, passando di bar in bar, come facevano molte persone all’epoca”.

È stato allora che, durante uno dei brevi episodi di sonno, ha ricevuto una visita nei suoi sogni. Questa volta era una presenza confortante piena di fede e di forza. Risvegliandosi la mattina dopo pieno di energia, McCartney ha preso carta e penna per scrivere una nuova canzone che evocasse quell’esperienza emozionante:

Quando mi trovo in momenti di sconforto, Madre Maria viene da me con parole sagge. Lascia che sia.

Negli anni successivi, ammiratori di tutto il mondo hanno interpretato la figura di cui si parlava come la Vergine Maria, Madre di Gesù, ma la verità è molto più letterale per il compositore del brano, che ha sentito il conforto della propria madre, Mary Mohin McCartney, morta per un tumore al seno quando lui aveva appena 14 anni.

“In un sogno ho visto mia madre, morta da una decina d’anni”, ha raccontato allo scrittore Barry Miles nella biografia autorizzata Many Years from Now. “Vederla è stato fantastico, perché è questo l’aspetto meraviglioso dei sogni: ti riunisci davvero a quella persona per un secondo; è lì e si sembra di nuovo fisicamente insieme. Per me è stato meraviglioso, e lei mi ha tranquillizzato molto. Nel sogno mi ha detto: ‘Andrà tutto bene’. Non sono certo che abbia usato le parole ‘Lascia che sia’ [Let it be], ma l’essenza del suo consiglio era questa: ‘Non preoccuparti troppo, andrà tutto bene’. È stato un sogno così piacevole che mi sono svegliato pensando: ‘Oh, sarebbe stupendo poterle parlare un’altra volta’. Mi sono sentito benedetto per aver fatto quel sogno, e questo mi ha fatto scrivere la canzone Let It Be’”.

Le parole sono uscite dalla stessa fonte inconscia che ha fatto sbocciare il toccante testo di Yesterday. La morte repentina di Mary devastò la famiglia McCartney, per la quale era una fonte fondamentale di forza e sostegno.

“Mia madre era stata infermiera, una grande lavoratrice, perché voleva il meglio per noi. Non eravamo una famiglia agiata – non avevamo la macchina, e potevamo appena permetterci la televisione –, e quindi entrambi i miei genitori lavoravano, e mamma contribuiva per una buona metà alle entrate familiari. La sera, quando tornava a casa, si metteva a cucinare, quindi non avevamo molto tempo per stare insieme, ma era una presenza molto confortante nella mia vita”. Visto che non sapeva nulla della sua malattia, Paul rimase talmente colpito dalla morte della madre che la sua prima reazione fu chiedere: “Cosa faremo senza il suo denaro?”, una frase che lo ha tormentato per anni.

McCartney ha affrontato il suo dolore buttandosi nello studio della chitarra, e la sua esperienza drammatica è stata anche un modo per cementare la sua amicizia con John Lennon, che avrebbe perso la madre meno di due anni dopo in un incidente automobilistico.

“Quel fatto ha creato un legame molto forte tra John e me”, ha detto McCartney durante il documentario The Beatles Anthology. “Entrambi avevamo questo turbine emotivo da affrontare, e visto che eravamo adolescenti dovevamo gestirlo molto rapidamente”.

Anche se sarebbe affrettato dire che il primo lavoro a livello di composizione di McCartney, I Lost My Little Girl, sia stato direttamente ispirato al trauma familiare, Yesterday è particolarmente emotiva quando si pensa dal punto di vista di un giovane disorientato che ha reagito male alla morte improvvisa della madre.

Perché lei ha dovuto andarsene non lo so, non lo ha detto. Ho detto qualcosa di sbagliato, e ora vorrei che fosse ieri.

Mentre Yesterday ostacolava i suoi giorni spensierati di fama, fortuna e ammirazione con ricordi di un profondo pentimento, Let It Be è l’immagine-specchio, che offre speranza nella profonda oscurità. “Mi sono svegliato con una sensazione stupenda. Era come se mi fosse venuta davvero a trovare in quel momento così difficile della mia vita e mi avesse offerto questo messaggio: ‘Sii dolce, non lottare contro le cose, cerca semplicemente di seguire la corrente e tutto andrà bene’”.

La canzone avrebbe preso forma per la prima volta nel gennaio 1969, durante le tortuose sessioni di quello che allora era noto come Get Back, un progetto multimediale che combinava una specie di televisione con un album in diretta. I rapporti tra i Beatles erano ancor più tesi che durante la registrazione dello White Album sei mesi prima, e McCartney sentiva che il gruppo si stava sfaldando in modo irrimediabile. Fortunatamente, il suo morale si vide rafforzato dalla nuova donna della sua vita, la sua futura moglie Linda Eastman. “Non molto tempo dopo quel sogno mi sono sposato con Linda, che è stata la mia salvezza”, ha ricordato Paul. “Si potrebbe dire che sia come se me l’avesse mandata mia madre”.

L’esperienza del Get Back fu così sgradevole che i nastri rimasero in una scatola per un anno, durante il quale i Beatles riuscirono a registrare un ultimo album, Abbey Road, chiamato così in onore del loro luogo creativo per eccellenza. McCartney vi sarebbe tornato il 4 gennaio 1970 con George Harrison e Ringo Starr per dare il tocco finale al Let It Be che avevano registrato in precedenza. Per via delle circostanze relative al loro allontanamento, Lennon era assente alla sessione. Al suo posto, Linda rimase al fianco di McCartney per incoraggiarlo e dargli un sostegno creativo.

“Quella canzone è una delle prime cose che Linda e io abbiamo fatto a livello musicale”, ha ricordato l’ex Beatle. “Anche se Linda non era una cantante professionista, l’avevo sentita cantare in casa e sapevo che riusciva a mantenere una nota e a cantare in modo acuto. E allora ci ho provato e ha funzionato, ed è rimasto nella registrazione. Si può ascoltare ancora oggi”. Anche Harrison ha contribuito con i cori e un nuovo assolo alla chitarra, concludendo così l’ultima sessione dei Beatles come gruppo.

Let It Be è stato l’ultimo singolo della band prima dell’annuncio della separazione in aprile, e ha dato anche il nome all’LP di canto del cigno uscito un mese dopo. Da allora è diventato un inno moderno amato da tutti che porta allegria e ispirazione a milioni di persone. Nel 1986 è stato scelto come cameo al concerto di star Live Aid a Londra, trasmettendo il messaggio celeste di fede di Maria in tutto il mondo. Il brano ha portato consolazione al suo autore ancora una volta nel 1998, quando una folla di 700 persone l’ha cantata al funerale di Linda, che aveva perso la sua lotta contro un tumore al seno. Per McCartney è stato un’eco commovente della tragedia che ha vissuto da bambino, ma la musica ha continuato ad aiutarlo.

Nonostante il suo intenso significato personale, McCartney ha mantenuto un atteggiamento benevolo nei confronti delle interpretazioni più pie della canzone. “’Madre Maria’ lo trasforma in qualcosa di quasi religioso, ma non mi importa”, ha confessato a Miles. “Mi fa piacere che la gente voglia usarlo per sostenere la propria fede. Non ho alcun problema con questo fatto. Credo che sia stupendo avere qualche tipo di fede, soprattutto nel mondo in cui viviamo”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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