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Presidenza dell’Unione Europea: chi sono i cattolici bulgari?

Cathedral of St Louis

By Rogatnykh | Shutterstock

Thomas Renaud - pubblicato il 04/01/18

È toccato alla Bulgaria, il 1mo gennaio scorso, il turno di presidenza dell’Unione Europea, per sei mesi. Facciamo un focus sulla minoranza cattolica del Paese.

Paese di frontiera per l’Europa, in contatto diretto con la Turchia: la Bulgaria ha una posizione geopolitica cruciale a sud-est del continente. Ciononostante, questo antico satellite dell’Unione sovietica rimane semi-sconosciuto. Paese da 7 milioni di abitanti, la Bulgaria si estende su poco più di un quinto della superficie dell’Italia tra Serbia, Romania, Grecia e Turchia. Il Mar Nero le fa da argine e frontiera a oriente. Antica nazione balcanica con cinque secoli di dominazione ottomana sulle spalle, la Bulgaria può contare su una lunga storia nazionale. L’economia bulgara resta a oggi una delle più deboli dell’Unione Europea, e il Pil annuale per abitante non è che di 6mila euro.

Mosaico religioso e maggioranza ortodossa

Non è una sorpresa: la maggioranza della popolazione bulgara (circa il 60%) è di confessione ortodossa. La tradizione ortodossa è stata determinante per il mantenimento dell’identità bulgara sotto le successive dominazioni degli ottomani e dei sovietici. Dopo la caduta del comunismo, la Chiesa “ufficiale” e quella “dissidente” si sono riunificate. I turchi presenti sul suolo bulgaro, come pure una frazione di rom e di bulgari, formano la minoranza musulmana, che rappresenta circa l’8% della popolazione totale. Vengono poi le minoranze cattolica, ebraica, armena e protestante.

Un cattolicesimo minoritario ma dinamico

Come avviene spesso nelle comunità “orientali”, i cattolici bulgari formano una Chiesa autonoma, benché sottomessa all’autorità del Papa: la Chiesa greco-cattolica bulgara. Essa è diretta da un esarca, che oggi è il vescovo Christo Proykov, la cui sede ha base a Sofia, capitale del Paese. La lingua della Chiesa è naturalmente il paleoslavo, come nella maggioranza delle chiese ortodosse e cattoliche orientali. Esiste pure una comunità cattolica di rito latino. Durante la visita ad limina dei vescovi di Bulgaria, nel 2005, mons. Christo Proykov doveva evocare davanti a Papa Benedetto XVI alcune difficoltà riscontrate con lo Stato bulgaro, che privilegia ancora molto fortemente la maggioranza ortodossa. Ma si felicitava soprattutto della costruzione di nuove chiese e di nuove vocazioni religiose, che danno testimonianza del dinamismo della minoranza cattolica.

Quali prospettive?

In tale dinamismo, i Francescani e gli Assunzionisti giocano un ruolo essenziale. Sotto i loro impulsi, la Chiesa locale è particolarmente presente sul campo educativo e nell’aiuto alle famiglie povere. Più largamente, Papa Benedetto XVI offriva già più di dieci anni fa la road map della Chiesa greco-cattolica in seno alla società bulgara:

Formata da differenti componenti culturali e religiose, la Bulgaria può divenire un esempio di sapiente integrazione, di collaborazione e di convivenza pacifica. E la comunità cattolica, benché sia in minoranza nel contesto del Paese, può giocare un ruolo di generosa testimonianza della carità universale di Cristo.

Un bel programma, ora che la Bulgaria starà per sei mesi sotto ai proiettori dei media.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
bulgariaunione europea
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