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Le 3 menzogne del mondo post-femminista che distruggono la società

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Silvana De Mari - pubblicato il 04/01/18

Riconquistiamo il diritto delle donne a essere madri a tempo pieno almeno per il primo anno di vita del bambino

1) L’istinto materno è un optional

Il mondo post femminista è basato su una serie di menzogne molto più gravi, che hanno distrutto una società.
L’istinto materno è un optional: è uno degli istinti fondamentali, quando viene soppresso di trasforma in nevrosi e disturbi psicosomatici. Quando finalmente a 35, 39, 42 anni la donna 2.0 diventa madre scrive su facebook che finalmente la sua vita ha un senso e che una valangata di disturbi sono passati. Lo so perché sono una di queste donne. Ho rimandato fino a 35 anni per poi scoprire che quella era l’avventura della mia vita. Io mi sarei decisa prima e avrei continuato dopo, ma non c’era scritto sul foglietto illustrativo della piccola presa per anni che la mia fertilità ne sarebbe uscita ammaccata, così come non c’era scritto degli sbalzi di umore, della tendenza alla depressione, eccetera.

2) Si possono conciliare maternità e lavoro

Si possono conciliare maternità e lavoro. È talmente faticoso che non facciamo più figli. La natalità i Italia è 1,2 figli per madre. I bambini lasciati all’asilo nido e poi parcheggiati in una vita sempre di corsa spesso sono insopportabili e isterici. Un genitore stravolto di tanto in tanto se li dimentica sul seggiolino invece che lasciarli all’asilo, e se l’auto è parcheggiata al sole il bimbo muore. Almeno nel primo anno di vita del bambino la madre deve poter dedicarsi solamente a lui.

3) Qualità non quantità

Quello che conta non è la quantità del tempo che dedichiamo al bambino, ma la sua qualità. Veramente questa fesseria qualcuno l’ha scritta e qualcuno l’ha ripetuta? La quantità del tempo è fondamentale, soprattutto nel primo anno, perché è sulla madre che il bambino impara a regolare le emozioni e perché questo processo avvenga occorre che la madre sia presente e perché è sulla quantità di tempo che la madre trascorre con lui che il bambino acquisisce il senso della sua importanza. La qualità di tempo di una madre che lavora è sempre scadente. La madre è andata a lavorare, non al parco giochi o alla SPA. Quando torna a casa ha sulle spalle una giornata di lavoro, di tensioni, di mobbing, la mamma torna a casa che è stanca e si trova un bambino che è aggressivo e nervoso. Quando è stato tutta la giornata lontano da mamma ha accumulato stress. Inoltre ha paura che mamma non gli voglia bene: se è stata così tanto lontana, forse non gli vuole così tanto bene. Per rassicurarsi il bambino diventa insopportabile, in questa maniera è visibile, mamma deve occuparsi di lui, e si rassicura.




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Lavorare e guardare un figlio è faticosissimo: molte donne rinunciano all’idea del secondo. Riconquistiamo il diritto delle donne a essere madri a tempo pieno nel primo anno di vita del bambino: il congedo deve essere almeno di 12 mesi. Contratti a tempo parziale devono rendere il compito di essere madre prioritario. Riconquistiamo il diritto delle donne di essere madri a tempo pieno se lo vogliono: un aiuto dallo stato degno di questo nome, sgravi fiscali importanti e solide pensioni di reversibilità. È un vantaggio per tutti. I loro figli, loro sì, ci pagheranno le pensioni. I loro figli permetteranno a questa civiltà di non estinguersi e a noi di vivere in un mondo noto, non in una repubblica afro islamica. Non c’è niente di male a essere una repubblica afro islamica se sei una nazione africana abitata da islamici. Se sei l’Italia è un disastro, perché ogni nazione e ogni popolo deve avere la sua identità.

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Tags:
donnefiglilavoromaternità
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