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Cristiani che hanno dato la vita per la loro fede in Cristo nel 2017

Photo Khaled Desouki. AFP

Jesús Colina - pubblicato il 04/01/18

8) Copti: fedeltà a Cristo fino all’eroismo

AFP PHOTO / KHALED DESOUKI
Cristiani copti egiziani portano le bare di quattro vittime degli attentati

Mentre il mondo si preparava a festeggiare la fine dell’anno, il 30 dicembre 9 persone sono state brutalmente assassinate in un attacco contro la minoranza cristiana in Egitto perpetrato da un jihadista armato in una chiesa a sud del Cairo e rivendicato dal gruppo dello Stato Islamico.

È stato l’ultimo di un serie di attentati commessi dagli jihadisti, che solo nel 2017 hanno provocato oltre cento vittime. Un prezzo elevatissimo che viene pagato dai cristiani copti, comunità che rappresenta il 10% dei quasi cento milioni di abitanti del Paese, a maggioranza musulmana, la prima minoranza religiosa.

I copti costituiscono la comunità cristiana più grande del Medio Oriente e una delle più antiche, visto che secondo la tradizione questa Chiesa si è insediata nel 50 d.C., quando l’evangelista San Marco, che i copti considerano il primo patriarca (Papa) di Alessandria, visitò l’Egitto.

Il suo successore, Teodoro II, Papa della Chiesa ortodossa Copta, patriarca di Alessandria, ha affermato in un messaggio di cordoglio che la sua comunità “continua ad essere forte e capace di sconfiggere le forze oscure” con la forza della sua adesione a Cristo.

Dal dicembre 2016, il ramo dello Stato Islamico in Egitto ha ucciso dozzine di cristiani in attacchi con bombe e armi da fuoco contro chiese di tutto il Paese.

Lo Stato Islamico ha rivendicato un attacco suicida contro la chiesa copta di San Pietro e San Paolo al Cairo l’11 dicembre 2016, che ha provocato 29 morti.

Nell’aprile 2017, 45 persone sono morte in due attacchi suicidi rivendicati dallo Stato Islamico ad Alessandria, seconda città del Paese, e a Tanta, nel nord.

A maggio, un uomo armato di quel gruppo terroristico ha ucciso a sud del Cairo 28 cristiani che si stavano recando in un monastero.

L’ossessione dello jihadismo terrorista contro i copti egiziani fa parte dell’intolleranza religiosa che professa. I cristiani sono un nemico debole, sia per il loro carattere minoritario in una società a maggioranza musulmana che per il fatto di vivere in una situazione di emarginazione sociale.

Tutti questi attentati hanno avuto luogo quest’anno di fronte a una certa indifferenza della comunità internazionale e dei mezzi di informazione. Basta immaginare come reagirebbe la comunità internazionale se una serie di attentati così gravi fosse stata perpetrata contro qualche Paese europeo. Sembrerebbe che ci siano vite umane di prima e di seconda categoria, quando queste non vivono in Occidente.

Sembra preoccuparsi di quello che accade ai cristiani copti solo Papa Francesco, che nel suo viaggio in Egitto il 28 e il 29 aprile ha voluto richiamare l’attenzione del mondo sulla loro persecuzione, rendendo omaggio alla Chiesa copta per la sua fedeltà a Cristo ormai quasi bimillenaria nonostante le persecuzioni continue che deve affrontare.

9) Camerun: Morte al vescovo?

YouTube / Haussin Junior
Monsignor Jean-Marie Benoît Balla

I nemici della Chiesa a volte si inorgogliscono per la morte dei cristiani, a volte la nascondono, lavando il sangue di cui hanno macchiate le mani. Questo secondo caso sembra spiegare la morte violenta di monsignor Jean-Marie Benoît Balla, che Giovanni Paolo II aveva nominato vescovo di Bafia, nel suo Camerun natale.

Il presule era noto nel Paese per il suo spirito missionario, che lo aveva portato a fondare parrocchie, promuovere scuole cristiane e introdurre nelle celebrazioni liturgiche il balafon, uno xilofono tipico della tradizione musicale africana.

Nella notte tra il 30 e il 31 maggio 2017 ha lasciato la sua residenza dopo aver ricevuto una telefonata. Nella sua automobile, apparsa il giorno dopo su un ponte sul fiume Sanaga, c’era un biglietto: “Sono in acqua”. Tutto sembrava indicare una manovra per fingere un suicidio. Tre giorni dopo, il suo corpo è apparso nel giume.

In base ai primi elementi delle indagini, il corpo del presule sarebbe stato gettato nell’acqua dopo che il vescovo era stato torturato e assassinato. Il procuratore generale del Camerun ha presentato il 4 luglio un rapporto in cui si affermava che l’ipotesi più probabile è che il vescovo sia morto affogato per suicidio.

Quattro giorni dopo, monsignor Samuel Kleda, arcivescovo di Douala e presidente della Conferenza Episcopale del Camerun, ha dichiarato di non essere d’accordo con le conclusioni del procuratore e ha confermato che “monsignor Jean-Marie Benoît Balla è stato brutalmente assassinato”. A luglio, la Conferenza Episcopale ha deciso di presentare una denuncia contro ignoti per l’omicidio del vescovo.

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