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Cristiani che hanno dato la vita per la loro fede in Cristo nel 2017

Photo Khaled Desouki. AFP

Jesús Colina - pubblicato il 04/01/18

6) India: lo avevano avvertito dicendo “Smetti di predicare la Bibbia”

Una foto terribile del pastore Sultan Masih diffusa dalla famiglia dopo il suo assassinio

Gli avevano detto in varie occasioni di smettere di predicare la Bibbia, ma Sultan Masih, di 47 anni, pastore pentecostale della chiesa del Tempio di Dio di Ludhiana, la città più grande dello Stato indiano del Punjab, non li ha ascoltati.

Due uomini gli hanno sparato alle gambe, al volto e al petto mentre usciva dal tempio, secondo le cronache locali.

Il pastore, che dirigeva anche una scuola per bambini poveri, svolgeva la propria missione da vent’anni in quella chiesa. Aveva quattro figli, due dei quali adottati.

La figlia 22enne Alisha Masih ha spiegato che il padre aveva ricevuto molte minacce per telefono e via Internet, che riassumendo dicevano “Smetti di predicare o ti uccideremo”.

È chiaro che si è trattato di un omicidio pianificato, perché gli assassini avevano studiato i suoi movimenti e sapevano quando sparargli con più facilità.

Le indagini della Polizia e dei servizi di intelligence indiani sono ancora in corso.

Il 31 dicembre,The Times of India ha spiegato che la Polizia ritiene che questo omicidio, come altri avvenuti nel 2017 nel Punjab, sia stato progettato dallo Stato Islamico con sede in Pakistan.

Il 2017 è stato molto difficile per la comunità cristiana indiana, che rappresenta solo il 2,3% della popolazione. Secondo Persecution.org, solo nei primi sei mesi dell’anno sono stati registrati 410 attacchi violenti contro comunità cristiane, nella maggior parte dei casi perpetrati da fondamentalisti induisti.

7) Corea del Nord: Martiri anonimi

Kyodo/FOTOLINK
Il caso del cittadino statunitense Otto Warmbier, di origine ebraica, è un segno della persecuzione religiosa in Corea del Nord

La situazione più difficile per i cristiani nel mondo si vive in Corea del Nord, e paradossalmente non è possibile conoscere il nome dei martiri e dei perseguitati.

Secondo il Rapporto sui “cristiani oppressi a causa della loro fede tra il 2015 e il 2017” pubblicato dall’opera pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, nel Paese di Kim Jong-un la libertà per i cristiani è stata totalmente schiacciata.

“In Corea del Nord, il più spietato Paese persecutore – come il rapporto definisce lo Stato presieduto da Kim Jong-un –, le indicibili atrocità commesse contro i cristiani includono la privazione di cibo e l’aborto forzato, mentre sono stati riportati casi di fedeli
legati a delle croci sospese sopra il fuoco e di altri schiacciati da compressori a vapore”.

Nel Paese, “il sistema di stratificazione sociale ‘Songbun’ determina l’accesso a beni e servizi necessari quali cibo, educazione e assistenza sanitaria, sulla base della posizione occupata dai cittadini in una delle 51 potenziali categorie che indicano maggiore o minore lealtà al regime”.

“Chi si trova nelle ultime categorie è classificato ostile allo Stato (i protestanti si trovano in posizione 37, mentre i cattolici alla 39). Questo sistema favorisce la discriminazione basata sul credo religioso all’interno della struttura portante della comunità comunista”.

La morte dello studente statunitense Otto Warmbier, avvenuta nel giugno 2017 dopo la sua detenzione nelle carceri della Corea del Nord, ha portato alla luce la situazione in cui vivono i perseguitati.

Il regime ha attribuito la sua uccisione al cristianesimo, anche se Warmbier era ebreo. Lo Stato lo ha accusato di aver tolto un cartellone politico esposto nel suo hotel su richiesta di un amico appartenente alla Chiesa metodista Friendship United.

Nelle sue accuse a Warmbier, il regime ha insistito sul fatto che il cristianesimo è una realtà straniera.

Un ex agente di sicurezza nordcoreano ha rivelato alla ONG Christian Solidarity Worldwide (CSW) che il regime collega il cristianesimo agli Stati Uniti e considera i cristiani spie straniere, motivo per il quale vanno giustiziati.

Il terribile stato di salute in cui Otto Warmbier è tornato negli Stati Uniti, totalmente incosciente, è servito per comprendere un po’ meglio le condizioni tremende dei detenuti nei campi di concentramento nordcoreani.

Fonti dello studio pubblicato da Aiuto alla Chiesa che Soffre ritengono che tre quarti dei cristiani detenuti nei campi di concentramento muoiano a seguito di atroci punizioni.

I loro nomi vengono tuttavia nascosti dai servizi di sicurezza. Sono i martiri anonimi del nostro tempo.

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cristiani perseguitatimartiriterrorismo
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