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Cultura

Star Wars: Lo scandalo della Luce

Disney / Lucasfilm

Da Acec - Sale della Comunità - pubblicato il 03/01/18

Una lettura pastorale di The last Jedi

di fr Francesco di Pede, OFM

“Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la Grazia” (Rm 5,20), così scriveva San Paolo ai romani comunicando la novità strabiliante del Vangelo di Gesù. Notte e giorno, buio e luce, peccato e Grazia, la vita del cristiano non è quella di un perfezionista che non sbaglia mai; paradossalmente è proprio nel lato oscuro di una vita che gioca al ribasso, votata al compromesso e non libera, che si manifesta la strada della pienezza in Cristo Gesù. Questa è la condizione di noi tutti.

“L’oscurità cresce e la luce con essa”, da quale pulpito! E’ proprio il male incarnato, il signore dell’oscurità, il leader supremo Snoke, il più cruento villain della saga di Star Wars a comunicare inconsapevolmente, che il male non è mai l’ultima parola. Anche il più recente episodio, The Last Jedi, si presenta come qualcosa di più che un film da citazioni per nerd, anzi, come tutta la saga, ci fa riflettere sulla vita e il senso ultimo del nostro esistere.

A volte, infatti, basta lasciarsi andare alla visione di un film che ci appassioni per aprire il vaso di Pandora di mille domande che ci interrogano, anche se siamo felici o almeno diciamo di esserlo. La sete di vita, la sete di Dio che ci contraddistingue come suoi figli, ci fa commuovere di fronte a una scena che parla di eternità, probabilmente perché quell’eternità è anche casa nostra. Cosa ci facciamo su questo pianeta? Perché abbiamo questo corpo e non un altro? E così le domande corrono veloci, coinvolgendo affetti, relazioni, passioni e aspettative. Luke Skywalker, finalmente rintracciato da un’entusiasta Rey, pone la stessa domanda alla ragazza, la quale, imbarazzata e commossa per una richiesta che spesso ha risuonato dentro di lei, confessa “sono qui per qualcosa che c’è sempre stato e mi fa paura”. Dio convive con tutto questo, con le cose più intime che magari non raccontiamo a nessuno, ci conosce nel segreto di tutto il bello e il brutto che ci appartiene. Non si vergogna di noi e non ci accusa, ma vuole che di tutto questo non facciamo un terreno sterile. Come possiamo d’altronde tenere per noi il bene che abbiamo ricevuto, i doni, i talenti, le passioni e infine la Grazia che ogni giorno accogliamo? Se veramente le domande bruciano nel cuore, allora è arrivato il momento di cercare qualcuno che ci mostri il nostro posto. Rey è l’icona della ricerca della verità: corre, si arrampica, scala e grida per invocare un aiuto da Luke, l’unico che poteva risolvere la domanda che le bruciava dentro, cioè come vivere in pienezza per non cadere nelle trame della tenebra.




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Questa scalata verso la verità non esime nessuno dalla fatica, d’altro canto è molto più facile e confortevole vivere senza un ideale, credere che la vita sia una semplice successione di istanti senza senso. Chi ha visto il film si sarà senz’altro stupito dell’innesto del curioso hacker balbuziente DJ, interpretato da Benicio del Toro che, con un’occupazione che di certo non brilla per iniziativa, invita a vivere una libertà falsa, una menzogna: “vivi libero, non schierarti!”. La libertà è invece prendere parte, schierarsi, metterci la faccia e correre per far emergere le proprie domande. Significa cioè desumere dagli insegnamenti di Luke che “nessuno è mai davvero perduto”, a patto di realizzare che non siamo noi a darci la felicità, essa è una vocazione donata, è chiamata alla libertà. E’, in ultima analisi, accettare e vivere quella Grazia di vita che riceviamo con predilezione. Gesù nel Vangelo dice “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16), d’altronde quale libertà cercheremmo al di qua delle nostre aspirazioni? Siamo chiamati a una vocazione alta, che parla dentro di noi, ma non siamo noi a parlare.

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