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E’ possibile farsi fare la catechesi da un robot?

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A Padova Don Marco Sanavio si prepara a sperimentare per la prima volta la “pastorale mediata dalla robotica”

E’ possibile fare pastorale con i robot? Nella diocesi di Padova si sta avviando un primo progetto sperimentale.

Il 27 dicembre, all’interno dell’Aula Paolo VI, in occasione dell’udienza generale del mercoledì, l’informatico Roberto Mancin dell’Università di Padova che lavora ai progetti dell’ospedale pediatrico patavino, la pediatra Beatrice Dalla Barba e don Marco, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Padova, hanno presentato a Papa Francesco il primo progetto di “Pastorale mediata dalla robotica“.

«Si tratta – spiega don Sanavio – di un progetto sperimentale che si focalizza sul concetto di presenza. Anche nella mediazione elettronica è possibile la telepresenza anche in momenti di didattica della religione». Papa Francesco ha accolto con simpatia il piccolo robottino presentato dal dottore Mancin in attesa di un potenziale incontro con automi più evoluti (Il Gazzettino 28 dicembre).

Dottore Mancin, Della Barba e Papa Francesco

Come è nata e qual è l’obiettivo della pastorale

L’idea di fare pastorale con i robot affonda le radici nel giugno 2016 quando un gruppo di operatori del web, cristiani provenienti da vari paesi europei, hanno dato vita nella città svedese di Goteborg,  al ventunesimo convegno Ecic (European Christian internet conference) che ha trattato proprio di robotica, concetto di presenza ed educazione alla fede.

Una delle relazioni più interessanti del meeting, al quale era presente anche don Marco Sanavio, è stata quella tenuta da Peter Ljungstrand e Magnus Eriksson di “The Interactive Institute” di Goteborg un ente che testa novità tecnologiche mirate ad innalzare la qualità di vita.

Leggi anche: Arriva il robot che aiuta gli anziani: sarà davvero un bene?

Il robot nelle case di riposo luterane

Ad esempio si stanno sperimentando forme di telepresenza con gruppi di anziani residenti in istituti di riposo gestiti dalle Chiese luterane del Nord Europa, così da consentire loro di visitare musei e mostre tramite un agile automa attrezzato di connessione audio/video.

Che differenza c’è tra questa modalità e un filmato che illustri le opere d’arte? L’interazione in tempo reale, il robottino inviato all’esposizione di opere artistiche si può muovere secondo i desideri degli anziani, può soffermarsi a lungo, osservare più da vicino e fare la fila qualora ci sia qualcuno che sta osservando le opere d’arte davanti a lui. In pratica realizza una vera e propria presenza a distanza, con tutti i pro e i contro dell’ingombro di un corpo di cortesia.

Incontri di preghiera

Analogamente questi robot possono prendere parte ad incontri di preghiera, occupando un posto ben preciso nella sala e trasmettendo immagini e suoni alle persone collegate in diretta tramite questi “corpi di cortesia”.

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Rubella e il “Buon samaritano”

Un altro esperimento proposto dall’Interactive Institute ha riguardato un piccolo robottino zoomorffo, un cagnolino al quale erano stati inseriti sotto il pelo sintetico alcuni led rossi per simulare una malattia.  L’hanno chiamato “Rubella” (rosolia) per evidenziare lo stato patologico dell’automa. Gli utenti che venivano a contatto con questo robottino si preoccupavano subito di comprendere il senso dei puntini rossi che comparivamo sotto il pelo.

I ricercatori hanno esposto l’automa all’ingresso di alcune chiese e hanno notato che i piccoli utenti che si avvicinavano al cagnolino attivavano spontaneamente una forte dimensione di cura. All’uscita, dopo aver ascoltato la parabola del “Buon samaritano” proclamata in chiesa, chi era entrato in contatto con l’automa si dimostrava nell’interazione con i ricercatori più  predisposto all’accudimento di altri esseri umani.

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