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La lettera più commovente di Monsignor Antonio Riboldi

Msgr. Antonio Riboldi
©CATHOLICPRESSPHOTO
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Come un genitore addolorato il vescovo, scomparso il 10 dicembre 2017, affidava a Gesù Cristo i cristiani perseguitati nel mondo

Una lettera commovente scritta nel 2015 ai cristiani che nel mondo patiscono prepotenze, tribolazioni e violenze per il solo fatto di essere cristiani (Vatican Insider, 30 dicembre 2017).

E’ un grido di speranza quello con cui si rivolge a loro don Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra, cittadina che guidò come pastore a partire dal 1978, dopo aver esercitato il suo ministero in Sicilia, nella valle del Belice. Don Riboldi si è spento il 10 dicembre 2017 a Stresa, all’età di 94 anni

La lettera fa parte del volume, curato da Cristina Uguccioni, “Ma non vincerà la notte. Lettere ai cristiani perseguitati”, (Edizioni Terra Santa, 2015). 

Un “chicco” di speranza!

«Vi prego – esorta monsignor Riboldi – non venga meno la vostra fede in Gesù Risorto, che è la vostra forza e la nostra speranza, perché voi siete testimoni credibili, di cui il nostro povero mondo, troppo materialista e superficiale, ha bisogno, per ritrovare la sua anima».

«Siete “il chicco di grano che muore” – è vero – ma grazie a voi l’umanità può sperare di avere ancora un futuro e “portare frutti” di pace e fratellanza».

La “globalizzazione dell’indifferenza”

«Se potessi – prosegue il vescovo emerito – vorrei essere con voi. Prego perché uomini e donne di buona volontà possano darvi sostegno con aiuti materiali concreti e immediati, ma anche con scelte politiche durature e certe».

Il dramma dei cristiani «è ancora troppo poco conosciuto nel nostro mondo, ripiegato sul proprio benessere; troppo spesso sono altre le situazioni “che fanno notizia” e domina “la globalizzazione dell’indifferenza” di cui spesso parla papa Francesco».

“Non temere piccolo gregge”

Anche se le organizzazioni internazionali si stanno muovendo, «molto resta da fare e intanto tra voi aumenta il numero dei martiri per la fede in Gesù!».

«Con tutto l’umano senso di impotenza che provo – conclude monsignor Riboldi – vi affido, con fede certa, a Colui che ci ha detto: “Non temere piccolo gregge….” e confido per voi nella Sua Grazia e nel dono dello Spirito di fortezza».

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