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Smetti di cercare di adattarti. Sei fatto per cose più grandi

Adam-Haranghy-CC
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Cerca di vivere sapendo di essere nel mondo ma non del mondo

All’inizio dell’illuminante biografia di San Tommaso d’Aquino scritta da G.K. Chesterton, si legge:

“Cristo non ha detto ai suoi apostoli che erano solo persone eccellenti, ma che erano persone eccezionali; le persone costantemente incongruenti e incompatibili; e il testo sul sale della terra è davvero tagliente e scaltro come il gusto del sale…È quindi il paradosso della storia che ogni generazione sia convertita dal santo che la contraddice di più”.

Come la maggior parte degli scritti di Chesterton, questa citazione ci arriva come un colpo duro imprevisto; è strano, colpisce e ha lo strano effetto di risvegliare. È come una maglietta che ci graffia e ci “sfida”, ma allo stesso tempo in qualche modo si adatta perfettamente.

Dall’adolescenza al momento del tramonto, siamo ansiosi di “adattarci” e di “trovare il nostro posto” nel mondo. Cerchiamo di trovare il nostro gruppo – il nostro luogo di collegamento e appartenenza. Abbiamo cognomi che contestualizzano la nostra vita in un “clan”, compriamo magliette che manifestano il nostro essere “parte di qualcosa” e troviamo persone con le quali diventiamo vivi. Cerchiamo questo senso di appartenenza – questo senso di casa – nelle nostre comunità, nei nostri Paesi e nel pianeta nel suo insieme (a cos’altro si riducono le preoccupazioni politiche e ambientali – locali o globali – se non a una preoccupazione sullo stato della propria casa e del proprio nido?)

È tutto molto naturale; è un profondo bisogno umano. Dovremmo cercare di appartenere a qualche posto. Dovremmo desiderare una casa. Ma dov’è la nostra casa? A quale luogo apparteniamo?

Semplicemente non può essere qui. Se fosse qui, alla fin fine saremmo persi per sempre.

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