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13 alternative alla punizione per un bambino

Les enfants face à la mort : en parler en vérité

© Shutterstock

Mathilde Dugueyt - pubblicato il 29/12/17

1. Comprendere i bisogni del bambino

Dietro ogni comportamento inadatto ci sono una sofferenza o un bisogno insoddisfatto. Il bambino ci dice qualcosa. Per esempio, se il bambino ha un bisogno di riconoscimento, avrà la tendenza a fare qualche sciocchezza per farsi notare. L’idea è di andare a cercare il bisogno insoddisfatto che ha generato il comportamento. Se un bambino non tiene in ordine e rompe spesso delle cose, forse ha bisogno di muoversi, di sfogarsi. Quando la situazione degenera e lui comincia ad essere agitato, è il momento di proporgli un bel giro fuori.

2. Accordare del tempo al bambino

Spesso quando ci sono molti figli ai genitori manca il tempo per stare soli con ciascuno. Eppure accordare un momento esclusivo al figlio, anche solo 15 minuti, permette di smorzare il conflitto. Il bambino si sente valorizzato e può approfittare di questo momento privilegiato per confrontarsi col genitore quanto a ciò che vuole, alle sue riflessioni o alle sue difficoltà.

3. Distendere le proprie tensioni

Se siamo noi stessi preoccupati da pensieri personali o professionali è difficile essere nello stato adatto ad ascoltare il bambino. Quando non siamo equilibrati, in preda a una certa fragilità emozionale, i problemi dell’adulto si ripercuotono sul bambino. Quest’insicurezza suscita un’agitazione o una perturbazione. E tanto più il bambino farà birichinate. L’importante è lavorare su di sé, fare un passo indietro e preparare le energie. Si possono pure far presenti ai bambini le proprie difficoltà, con l’aiuto dei magneti da frigo o di disegni. I giorni in cui tutto va bene, c’è il sole. Per i giorni complicati si attacca una nuvola o lo sticker della pioggia.

4. Incoraggiare il bambino a parlare

Dicendo al proprio figlio: «Vedo che fai i capricci, che non la smetti di picchiare tua sorella… che cosa succede? C’è qualcosa che ti intristisce o ti fa arrabbiare?», lo si incoraggia a non tenere dentro di sé i suoi tormenti. Ponendo una questione, si apre il dibattito e si interroga il bambino sulle sue emozioni e sul suo modo di reagire, con l’intento di anticipare i suoi momenti di rabbia.

5. Domandargli se il comando è sufficientemente chiaro

Dipende spesso dall’inconscio, ma non di rado le indicazioni dell’adulto non sono molto limpide, chiare, per il bambino. Ci si può porre la domanda “Che cosa voglio per mio figlio?” e “Avrà capito bene?”. Se da un lato è importante far parlare il bambino, non lo è meno esprimergli con chiarezza ciò che vogliamo. «Non accetto che tu o chicchessia faccia del male ai miei figli», per esempio. Il bambino capisce meglio il comando, se esso viene espresso con chiarezza. Il bambino ha bisogno di sentire le regole a ripetizione, ma che subito vi sia integrata l’informazione. È necessaria la pazienza, e soprattutto non bisogna disperare.

6. Proporgli di riparare ai suoi errori

Dopo aver rimproverato il bambino, gli si può offrire l’occasione di riparare agli errori. Un piatto rotto o un gesto fuori posto… è sempre possibile tornare sui propri passi. Emendarsi della sciocchezza commessa spazzando via i frammenti del piatto e rimettendone un altro al suo posto o chiedere all’amico di accettare delle scuse… ci sono tante strade per insegnare il perdono ai bambini.

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