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Vuoi diventare un sacerdote migliore? 5 consigli per evitare dei pericolosi "tranelli"

KAROL WOJTYŁA, ZDJĘCIE ARCHIWALNE

EAST NEWS

Aleteia Italia - pubblicato il 27/12/17

Dalla cura di sé al non sentirsi i numeri uno al mondo. Così un prete affronta meglio le difficoltà del suo ministero

Aiutare i sacerdoti a crescere giorno per giorno. Fare in modo che la loro missione sacerdotale sia brillante e serena. A volte capita invece che un prete possa cadere in alcuni tranelli e non lavorare più con la dovuta tranquillità.

In questo contributo inviato ad Aleteia, Don Francesco Cosentino, docente di teologia fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana e Officiale della Congregazione per il Clero, offre cinque utili consigli ai sacerdoti per essere dei sacerdoti migliori.

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Sono tante le domande, le provocazioni e le riflessioni che riguardano l’identità e il ministero del prete. La lente di ingrandimento e le indagini alla Sherlock Holmes a cui è sottoposto da tempo il prete sono degne di una fiction. Eppure, senza voler sminuire le problematiche della vita e del ministero dei Sacerdoti, vi sono alcuni dettagli, dei cambiamenti a cui siamo chiamati e delle visioni personali ed ecclesiali che, prese seriamente in considerazione, potrebbero almeno indicare una qualche via d’uscita dalla crisi.

Alcuni accorgimenti – alcuni semplici, altri che richiedono forse una certa disponibilità a cambiare mentalità – possono ritornare utili.

1. Non sei più “un prete di una volta”: c’è una nostalgia che rischia di imprigionare e di farci restare “fissati” su una fotografia, un modello, uno schema del passato, che oggi non esiste più. Diceva il grande John Henri Newman, “vivere è cambiare”. Ora, a meno che tu non voglia essere un vecchio disco rotto o una specie di statua da museo, devi accettare il cambiamento. Non solo quello della vita che scorre in te, ma anche quello della società, della storia, della cultura e della Chiesa. Si, anche la Chiesa è cambiata e sarebbe lungo parlarne.

Per alcuni, la Chiesa di ieri era sbagliata e oggi finalmente va tutto bene; per altri, oggi stiamo rovinando il poco che è rimasto, mentre la Chiesa di ieri era quella veramente fedele. Tra chi vive rivolto all’indietro e chi fugge troppo in avanti, la strada giusta è accogliere e vivere il presente, cioè prendere atto che la storia cammina, la cultura cambia, la Chiesa si trasforma, la dottrina si sviluppa. E, se vuoi restare vivo ed essere un uomo di questo tempo, devi accettarlo. Non adeguarti, ma neanche rifiutarlo. E’ inutile pensare di poter essere come “un prete di una volta”. Nel modo di pensare, di fare, di parlare e perfino di vestire, tu sei diverso. E sei prete dentro un modello di Chiesa diverso. Non essere triste se, in quanto prete, non sei più al centro o sul piedistallo dell’autorità, e se non ti baciano più la mano. C’è più Vangelo nel servizio umile, discreto e faticoso che in tanta vanagloria.


SACERDOTE SUICIDIO DEPRESSIONE

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2. Non aver paura di cambiare: Se tutto intorno a te è cambiato, vuoi davvero fermare il tempo? Sei così sicuro che “si stava meglio prima”? L’attuale crisi del cristianesimo occidentale, insieme alle molteplici problematiche che interessano la vita della Chiesa, sono fermenti positivi. Dicono anzitutto che la Chiesa è un organismo vivente e che la fede progredisce verso il Regno di Dio, lasciando cadere alcune cose e, forse, scoprendone altre. Se ci alleggeriamo e iniziamo a pensare che una situazione diversa da quella del passato, e magari non tanto rosea, possa rappresentare un’occasione o una possibilità, allora si sviluppa in noi la bellissima arte della creatività.

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