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Sant’Ilario di Poitiers a Roma. Apre la mensa dell’amicizia dove paga la provvidenza

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Nuova avventura della carità nella parrocchia della borgata Palmarola: un pranzo aperto a tutti per vincere la solitudine

Daniele, invece, dipendente Atac (l’azienda dei trasporti pubblici di Roma, ndr) ed ex autista, è un volontario di varie realtà sociali da 20 anni. «L’idea della mensa è nata parlando con Pino e con don Nicola e guardando alle esigenze della gente sempre più in difficoltà». Racconta: «Prima è stato attivato il servizio di smistamento abiti usati, poi il servizio della doccia che mettiamo a disposizione per chi ne ha bisogno, il pulmino della solidarietà che una volta al mese fa visite specialistiche gratis e da poco anche il Banco alimentare che distribuisce pacchi cibo alle famiglie che hanno bisogno». Adesso c’è anche la mensa settimanale che, grazie anche al sostegno del vescovo di zona, monsignor Paolo Selvadagi, si pone come progetto per tutto il territorio di questa prefettura della diocesi di Roma e vuole servire le necessità delle tre parrocchie di questo territorio (Sant’Ilario di Poitiers, Santa Maddalena di Canossa e San Massimo) ma anche ospitare coloro che vogliono venire a pranzo da altre zone di Roma. Ogni giovedì si possono raggiungere fino a una ventina di coperti.

PER STARE INSIEME

In cucina c’è Sebastiano Barbagiovanni, detto Nello, anche lui pensionato e volontario della zona che si è offerto di fare il cuoco vista la sua abilità in cucina. E poi c’è sempre qualche signora che porta un dolce o che propone una ricetta sfiziosa. «Il menù è semplice ma sostanzioso», dice don Colangelo, ex cappellano militare della cittadella della Cecchignola, «e per soddisfare tutti eviteremo cibi vietati dalle diverse religioni. Ma quello che ci sta a cuore oltre a dare un pasto caldo è tornare a dialogare con la comunità che partecipa ma con distanza, fornire anche una parola oltre a un piatto cucinato, perché la crisi è economica e materiale ma innanzitutto spirituale, il ceto medio si sta assottigliando perché si sono persi i veri valori e la vita sociale è dominata da denaro ed egoismo, per questo tante famiglie sfiorano la povertà». Gli ospiti e i volontari siedono insieme e a tavola c’è anche don Nicola che apre il pasto con la benedizione e il ringraziamento a Dio. Su una parete della stanza c’è un grande dipinto con una scena evangelica; dall’altra parte, una bacheca con le coppe dei tornei di scacchi vinte dai parrocchiani. In mezzo alla sala, i tavoli apparecchiati. C’è un’atmosfera familiare, semplice nonostante non tutti si conoscano tra loro. Linetta (nome di fantasia) è rumena, non vuole far sapere che è venuta qui, si vergogna un po’, non conosce nessuno all’infuori del suo compagno ma si siede tra gli altri. Franco, pensionato, ex tossicodipendente frequentatore di comunità terapeutiche, è già seduto. Dice: «Vivo in questa zona e di solito vado a pranzo alla mensa don Calabria ma adesso il giovedì vengo qui. Ci sono gli amici, e questa è la mia parrocchia, mi sento a casa e sono contento che abbiano aperto questa servizio». «Tra poco arriveranno gli egiziani», dice uno dei tre volontari, «quei tre ragazzi che lavano le macchine all’officina vicino, hanno assicurato che appena staccano vengono a mangiare». Sono le 13, si sente profumo di pasta al pomodoro. Il pranzo, alla mensa dell’amicizia, sta per iniziare. L’appuntamento è per tutti i giovedì, alle 13 a San’Ilario di Poitiers, via Cologno Monzese 10 a Roma. Per tutti coloro che si sentono in difficoltà. Paga la Provvidenza, assicura il parroco.

Articolo tratto da “Credere”

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