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Sant'Ilario di Poitiers a Roma. Apre la mensa dell'amicizia dove paga la provvidenza

Leroy Skalstad

Geraldine Schwarz - Credere - pubblicato il 27/12/17

Nuova avventura della carità nella parrocchia della borgata Palmarola: un pranzo aperto a tutti per vincere la solitudine

A mezzogiorno è già tutto pronto. Nell’aula multimediale della parrocchia di Sant’Ilario di Poitiers, dove in genere si incontrano per le catechesi le comunità neocatecumenali e dove si vedono i film con i ragazzi che frequentano catechismo, la scena si presenta con tavoli apparecchiati semplicemente e dalla cucina adiacente arriva un profumo di sugo appena fatto. Sta per essere servito un pranzo. Gli ospiti cominciano ad arrivare solo qualche minuto prima delle 13 e ad accoglierli ci sono alcuni volontari e il parroco, don Nicola Colangelo. Siamo all’inaugurazione della Mensa dell’amicizia, un pasto caldo e quattro chiacchiere per chi ha bisogno, per chi ha fame, per chi non sempre ce la fa a far quadrare i conti alla fine del mese. «Non una “mensa per i poveri”», ci tiene a sottolineare don Nicola, «ma per i bisognosi, perché ormai ha bisogno anche tanta gente che povera non sembra e noi vogliamo offrire un pasto caldo e ben servito anche a loro, almeno una volta a settimana». Siamo nella borgata di Palmarola, in via Cologno Monzese, periferia nord-ovest della capitale che quasi affaccia sui prati di via Casal del Marmo. La chiesa di Sant’Ilario di Poitiers, con un bacino di circa 10 mila anime, colpisce perché i locali parrocchiali sono su strada al primo piano di un palazzo abitato anche da altre famiglie e la chiesa vera e propria, pur sapientemente affrescata con tutta la simbologia cristiana, è costruita in locali che scendono verso il basso dal livello stradale e che probabilmente erano pensati come un garage. Ma certamente la forma non è la sostanza.

UNA PARROCCHIA SOLIDALE

Qui, in questo saliscendi di strade dove non ci sono piazze, non ci sono teatri e luoghi di aggregazione e i giovani si incontrano nei bar o sui muretti, la chiesa vuole tornare a essere un punto di socialità. «La mensa infatti non risolve certo il problema e la crisi che stiamo vivendo, ma il pranzo vuole essere un inizio per mettere in atto un progetto di solidarietà e per tornare a parlare tra noi», continua don Nicola, qui da otto anni. Tutto è cominciato dal basso, dall’idea di due laici volontari che si sono incontrati in parrocchia e che si sono trovati sulla stessa lunghezza di pensiero del parroco che già aveva pensato ad iniziative di questo tipo: Pino Reali e Daniele Quattrocchi. Il primo, pensionato, vive in parrocchia da quattro mesi. «Io e mia moglie ci stiamo separando», dice, «e con la pensione che ho non ce la facevo a trovare una sistemazione dove vivere, così a settembre ho chiesto aiuto a don Nicola che mi ha offerto di stare in questi locali. Abbiamo messo una brandina e, visto che sono in pensione, ho deciso di dedicare tutto il mio tempo ai servizi in parrocchia. In pochi mesi la mia vita è cambiata e adesso sono felice di dedicarmi agli altri e di essere a disposizione della comunità 24 ore su 24».

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