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Ancora devi nascere e già devo dirti tante cose. Ecco la più importante

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Figlio mio,

io e te siamo qui in salone a scrivere, è domenica pomeriggio. Io scrivo mentre ti attorcigli nella mia pancia, poi ti allunghi credo – eccoti: era una mano? Un piede? Una capriola indietro? – per un po’ resti fermo e poi ti riarrotoli di nuovo nel piumone della placenta. Il tuo papà è con il pittore a far dipingere la tua camera di bianco in questo pomeriggio di novembre di quasi sole e bucce di castagne.

Oggi quando siamo tornati a piedi dalla messa ti ho parlato delle nuvole, le hai viste dallo spioncino dell’ombelico? Bianche anche loro come le pareti che si asciugano di là e che ti vedranno crescere e giocare!

La tua stanza è quella in fondo a destra, dopo il bagno. Pensa che quando ci siamo trasferiti a casa tornati dal viaggio di nozze è diventata la stanza del ferro da stiro, la stanza dei panni da piegare, quella delle scarpe da abbandonare a terra (detta scherzosamente “moschea”) prima che approdasse la scarpiera verde di Ikea. La stanza dove stipare scatole, bustoni e cianfrusaglie quando venivano gli amici a cena.

E ogni volta che qualcuno mi proponeva di far diventare qualcosa di compiuto quella stanza, lo sai cosa rispondevo? “Ma quella è la camera del bambino!”.

Desiderio di una mamma che prima di aspettarti ti stava già aspettando.

Abbiamo deciso di non sapere se sei maschio o femmina ma papà Cesare pensa che tu sia una bambina. L’idea di non conoscere il sesso è stata sua, e io che rompo tanto e mi lamento, per una volta ho fatto la moglie obbediente e ho accettato questo mistero. Ormai sono abituata e piace anche a me non saperti ancora.

È la prima volta che ti scrivo da quando ci sei ed ho una cosa importante da dirti, ed è meglio che tu la sappia subito, mi senti? La voce come ti arriva nell’acqua del tuo guscio mio?

Devi sapere che desidererai essere amato sempre e profondamente, e di essere capito e apprezzato, è normale, è la nostra umanità. Però voglio dirti che per essere felice dovrai imparare ad accettare l’amore “limitato” degli altri. Io e tuo padre che ti amiamo da prima di saperti, che ti abbiamo tanto atteso, sicuramente mancheremo dell’amore che cerchi, della comprensione che desideri. Dovrai accettarlo, perché l’uomo ama ma in maniera limitata, non è perfetto, e poi finché non incontra Chi gli ha dato la vita è difficile che dia la vita per qualcuno.

Io e tuo padre sbaglieremo, succederà sicuramente, ma tu, mi raccomando, non scoraggiarti! Pensa che siamo piccoli, imperfetti ma sempre vicinissimi a te.

Quando mamma e papà non ti ameranno come il tuo cuore desidera, ricordarti che Gesù invece lo fa proprio così, ti ama proprio come vuoi tu, e che Maria, tua Madre, anche se io sbaglierò e ti ferirò, lei no, mai. Mai.

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