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Il vero motivo per cui “non c’era posto nell’albergo”

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Philip Kosloski - pubblicato il 24/12/17

L'“albergo” non è quello che pensate che fosse

La storia di Natale è molto familiare a tanti di noi, ma crescendo alcune immagini possono offuscare quello che è avvenuto davvero duemila anni fa. In particolare, c’è una narrazione comune che mostra Giuseppe che bussa alle porte cercando di trovare un posto in cui Maria potesse dare alla luce Gesù.

Il proprietario dell’albergo locale gli sbatte la porta in faccia, dicendo che non ha posto. Alla fine Giuseppe trova una stalla in cui erano ospitati gli animali e porta Maria in quell’umile luogo giusto in tempo perché nasca Gesù.

È una storia avvincente, ma non si adatta al racconto biblico e al testo greco originale.

Luca dice: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2, 7).

L’ultima parola, “albergo”, è quella che in genere promuove le narrazioni descritte in precedenza, ma non è una traduzione fedele del termine greco.

Stanza degli ospiti

Il termine usato nel testo originale è kataluma, che significa principalmente “stanza degli ospiti”, non una sorta di alloggio commerciale usato per i viaggiatori. Per quel tipo di alloggio, Luca usa il termine pandokheion. Betlemme, inoltre, era la città di origine di Giuseppe, ed è probabile che avesse dei parenti presso i quali soggiornare.

Oltre a questo, ben poche persone avrebbero voluto partorire in un albergo. All’epoca gli ostelli non avevano una buona reputazione, e Maria avrà voluto un po’ di privacy per un evento così intimo.

Una lettura attenta dei testi rivela inoltre che Giuseppe e Maria erano stati a Betlemme per un certo numero di giorni prima della nascita di Gesù.

Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto” (Lc 2, 4-6).

Secondo Luca, la coppia era già a Betlemme quando Maria entrò in travaglio. In altre parole, non dovevano affrettarsi per trovare un posto in cui stare la vigilia di Natale, ma cercavano un luogo adatto con abbastanza spazio e privacy per quando sarebbe nato il bambino.

Visto che il censimento costringeva tutti a tornare a casa, l’“albergo” o la “stanza degli ospiti” era pieno. Maria e Giuseppe dovevano trovare un altro posto.

Le case contadine includevano una stalla

Gli studi archeologici possono aiutare a delineare un quadro più preciso di come fosse una casa a Betlemme.

Una tipica casa giudea dell’epoca consisteva di un’area accanto alla porta, spesso con un pavimento in terra battuta, dove venivano tenuti di notte gli animali della famiglia, di modo che non potessero essere rubati o predati e che il loro corpo potesse scaldare la casa nelle notti fredde. La famiglia viveva e dormiva in una parte sopraelevata della stessa stanza arretrata rispetto alla porta. In genere c’era anche una stanza per gli ospiti al secondo piano o accanto alla stanza comune della famiglia al piano inferiore. In genere la zona più in basso vicina alla porta aveva una mangiatoia per metterci cibo e/o acqua per gli animali.

Un’altra descrizione spiega come “le case a Betlemme e nelle vicinanze avessero spesso grotte sul retro dell’abitazione in cui si tenevano il prezioso bue o le bestie da soma, di modo che non venissero rubati. La stanza degli ospiti era sul lato anteriore della casa, il rifugio per gli animali sul retro”.

Anziché dividere lo spazio con altri ospiti della casa al momento di partorire, quindi, Maria diede alla luce Gesù in una parte più privata in cui venivano tenuti gli animali, e adagiò Gesù nella mangiatoia che c’era lì.

L’interpretazione storica del racconto biblico è piuttosto diversa dalla narrazione con cui sono cresciuti molti di noi, ma non rende meno umile la nascità di Gesù, che è nato comunque in un luogo in cui venivano tenuti gli animali in una casa contadina di Betlemme. Quella della sua nascita resta una splendida scena che ha cambiato il mondo per sempre.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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