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Un uomo forte e al contempo docile, una combinazione impossibile?

Shutterstock / Thoom

padre Carlos Padilla - pubblicato il 21/12/17

E sorge la paura davanti alle sorpresa di Dio, che guida la vita. Giuseppe avrà tremato prendendo la mano di Maria mentre andavano a Betlemme. Soli. Segue Dio nei suoi progetti impossibili. Fa un salto di fede e confida in un amore che non lo abbandona nei suoi dubbi.

Padre Kentenich diceva che “umanamente parlando dobbiamo contare sul fatto che il nostro tentativo fallisca completamente, e tuttavia non possiamo sentirci dispensati dal correre questo rischio. Chi ha una missione deve compierla, anche se ci conduce all’abisso più oscuro e profondo, anche se esige di compiere un salto mortale dietro l’altro! La missione di profeta porta sempre con sé una sorte da profeta”.

Giuseppe ha una missione da profeta. Ha una missione pesante sulle spalle. Non importa. Giuseppe si fida di Dio e lo fa con gioia. È vero che ci sono dei dubbi. Ci sono sempre dei dubbi. E se fallisse? Oggi guardo Giuseppe e penso alla mia vita. Quante volte la paura del fallimento ferma i miei passi davanti alla porta della decisione!

Guardo Giuseppe con la sua fede così semplice, così da bambino, così da uomo. Voglio essere coraggioso come lui. Voglio vivere di una fede semplice. Non so se mi manca la fede o mi manca il coraggio. Mi costa credere alla missione impossibile che mi viene affidata. Preferisco che siano altri ad agire e a decidere. Io ho paura.

È vero che voglio credere che Dio può fare tutto bene anche se io non ci riesco da solo. Mi spaventano quei progetti assurdi che a volte tocco con le mie mani. Mi fa paura non essere fedele come lo è stato Giuseppe in mezzo ai dubbi. Mi costa fare il salto mortale. Mi manca quell’audacia così grande.

La mia fede è diventata debole col passare del tempo. Forse debole quanto quella dell’uomo di oggi. Forse si è ammalata affrontando le tragedie della vita, con le oscurità del cammino. La mia fede sembra non sostenere i miei passi. Dubito. L’avventura della mia vita mi fa paura.

Guardo San Giuseppe con quella fede così salda e coraggiosa. Mi sembra che il suo cuore sia quello che desidero avere io.

Commentava padre Kentenich: “Senza che ce ne rendiamo conto la nostra fede si è indebolita, si è ammalata. Non pochi cristiani si mantengono fedeli a tutte le dottrine della Chiesa, alla presenza del Signore nell’Eucaristia, al mistero dell’incarnazione. Il loro problema, il problema per eccellenza, è il Dio della vita, il Dio della vita di oggi: è il Signore che sembra dormire placidamente in mezzo alla tempesta del tempo attuale”.

La mia fede malata non mi lascia credere in quello che non vedo. Non mi lascia intravedere le cime in mezzo alla nebbia. Non mi lascia accarezzare la profondità del mare delle mie paure. Mi manca la fede per confidare sempre. Per credere che Dio mi ami davvero, anche se a volte la solitudine mi sembra tanto dura. E tremo.

Mi fa paura pensare che il fallimento, la malattia e la morte facciano parte della mia vita, del mio cammino. E ci sono tante cose che non posso cambiare né controllare. Vorrei essere una roccia solida come Giuseppe. Una roccia su cui altri possano riposare. E credere. E sperare.

Ma il mio sguardo è fragile. E le mie forze si esauriscono quando il possibile diventa impossibile. E ciò che è apparentemente impossibile diventa l’unica via possibile per raggiungere Betlemme.

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avventofiduciasan giuseppe
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