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La vocazione non è “sistemarsi” ma cominciare un viaggio per cui vale la pena rischiare

© Stock snap.io
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Il commento al Vangelo di oggi di don Luigi Maria Epicoco

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». (Luca 1, 39-45)

“In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda”. Alzarsi in fretta per una donna che è all’inizio di una gravidanza non credo che sia proprio facilissimo. Tra nausee, giramenti di testa, sbalzi d’umore (chissà se anche Maria ne avesse), credo che ci sia d’ammirare la forte volitività di questa donna. Attraversa, anzi corre, verso casa della cugina Elisabetta. Va lì per essere utile, per mettersi a servizio. Sa bene che ogni vera vocazione è vera solo quando diventa utile agli altri e non quando si chiude in una beatitudine narcisistica. Le cose vere ci spingono ad uscire, a metterci in gioco, a lasciare le rassicurazioni, a rischiare, a metterci in cammino, a fare qualcosa per gli altri. Il viaggio è la prova del nove che Maria ha ricevuto una vocazione. Non si è “sistemata”, come dice volgarmente il popolo per dire che ha trovato una maniera per stare bene. Le vocazioni vere non ci “sistemano”, anzi ci mettono in uno stato di vera precarietà perché il viaggio è una cosa più faticosa e pericolosa di uno starsene chiusi in un garage. Noi non dobbiamo trovare garage dove “sistemarci”, (fossero garage in forma di matrimoni o di colletti da prete o di posti di lavoro rassicuranti), noi dobbiamo chiedere al Signore di donarci una vocazione, cioè un viaggio. Un viaggio tutto nostro, forse precario, ma così tremendamente vero e bello. Dobbiamo domandare al Signore qualcosa per cui valga la pena rischiare, fare qualcosa, mettere in discussione tutto. Cercare la nostra vocazione significa trovare anche ciò che rende la nostra vita utile anche al resto dell’universo. Perché aveva ragione San Tommaso nel dire che “il bene è diffusivo”, cioè si propaga. Quando una persona è felice fa bene anche agli altri starle accanto, come purtroppo anche il contrario. Chi vive come Maria può solo portare gioia agli altri, e il Vangelo lo dice benissimo: “Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo”.

#dalvangelodioggi

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