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Perché “Gli Ultimi Jedi” è una perfetta meditazione per l’Avvento

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Joanne McPortland - pubblicato il 20/12/17

Nessun'anticipazione, solo qualche osservazione da tenere a mente mentre si guarda il film
L’oscurità avanza, e la luce la incontrerà (Star Wars: Gli Ultimi Jedi, tagline promozionale)

Ho visto sabato l’ultimo capitolo della serie di Star Wars (VIII Episodio: Gli Ultimi Jedi). Questa non è una recensione (anche se mi piacerebbe farla), e prometto che non ci saranno anticipazioni. Non sono interessata a soppesare le argomentazioni che alcuni canonici di Guerre Stellari – che possono battere i canonici ecclesiali nel gridare all’eresia – hanno sollevato sul fatto che Gli Ultimi Jedi abbia o meno dei meriti.

Vorrei solo esortarvi a vedere il film prima che termini l’Avvento, se potete, perché quando l’ho visto ho cominciato a pensare che potrebbe essere un’ottima meditazione su questo periodo. Anche se non andrete al cinema fino a dopo Natale o Capodanno, ci sono comunque molte fonti di ispirazione per riflettere sul nostro stato perpetuo – e su quello del mondo intero – di anelito all’Avvento della salvezza.

La mia sensazione sull’esistenza di un legame tra i temi dell’Avvento e quelli de Gli Ultimi Jedi è stata solo confermata dalla Messa Gaudete di questa domenica, in cui nella nostra parrocchia si è cantato l’inno d’Avvento “Creatore delle stelle del cielo”. Mentre cantavamo, nella mente mi scorrevano le scene del film.

Creatore delle stelle del cielo,
luce eterna del tuo popolo,
o Cristo, redentore di tutti noi,
ti preghiamo di ascoltarci quando ti invochiamo.

Addolorato all’idea che l’antica maledizione
destinasse alla morte l’universo,
tu sei venuto, o Salvatore, a liberare
i tuoi nella libertà gloriosa.

Ti preghiamo, vieni nella tua santa forza,
redimici per sempre,
quando cadiamo difendici
da tutti gli assalti del nostro terribile nemico.

Non dovete essere canonici di Guerre Stellari per sapere che la trama sottostante a questi film – come per tutte le grandi saghe – è la lotta contro il male. Non è un’anticipazione notare che questa lotta continua ne Gli Ultimi Jedi. E anche se direi di essere certa che il regista/sceneggiatore Rian Johnson non intendesse Guerre Stellari VIII come una parabola di salvezza – dico solo “direi di essere certa” perché anche il suo film del 2012 Looper parlava della redenzione, e quindi l’intento potrebbe essere appena sotto la superficie –, si può leggere difficilmente in altro modo da quanti di noi sono impegnati nella lotta quotidiana in quello che sembra essere il più oscuro dei periodi.




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Ecco allora qualcosa sul nostro viaggio d’Avvento – in questo periodo e ogni giorno – che risuona ne Gli Ultimi Jedi. Spero che queste riflessioni possano arricchire il vostro punto di vista e la vostra preghiera.

L’attesa è dura.

E l’attesa della salvezza è la più dura di tutte. Alcuni di noi gettano la spugna. Alcuni arrancano, magari nel dolore e nel terrore. Alcuni vogliono esagerare, pensando di poter raggiungere il lieto fine con i propri progetti audaci – solo per scoprire poi che c’è una Volontà superiore all’opera. A volte attendere può sembrare un fallimento.

Quanto seriamente sto aspettando la Venuta del Signore? Cosa sto facendo per allinearmi al progetto e all’obiettivo di Dio, non solo ai miei desideri?

Serve disciplina.

Non importa quale forza spirituale o quanto zelo abbiamo, resistere al male non viene naturale. È per questo che l’Avvento, come la Quaresima – e in realtà come ogni giorno di questo pellegrinaggio, della nostra vita –, è un periodo di allenamento. “Gioia, preghiera e gratitudine”. Sono queste le cose che abbiamo bisogno di imparare e di mettere in pratica secondo Papa Francesco e il Vangelo. E in questo periodo dell’anno abbiamo bisogno più che mai di disciplina.

Quanto siamo pronti a resistere il male e a sostenere il regno di Cristo? Cos’altro possiamo fare per allenarci? Chi sono i maestri e i mentori a cui ci dovremmo rivolgere?

Il male è attraente.

La bugia del potere illimitato. La tentazione di vincere tutte le nostre scommesse. L’esaltazione che deriva dall’usare gli altri come oggetti, schiavi del nostro desiderio o della nostra avidità, o del nostro bisogno di essere migliori di loro. L’odio che ci viene presentato come positivo, come se fosse amore. L’oscurità riluce, e circuisce la parte migliore di noi.

Dove brilla maggiormente l’oscurità per quanto mi riguarda? Cosa mi tenta di più? Cosa sto facendo per far sì che la mia prospettiva sia chiara e il mio cuore libero? Per cosa ho bisogno della confessione e dell’assoluzione prima che passi un’altra settimana?

Il Messia non è il Messia che cercate.

Questo era vero all’epoca della prima venuta di Gesù nella carne – un bambino? Il figlio del falegname? Un uomo che usciva con i peccatori? Un blasfemo? – ed è vero oggi. Vogliamo che il nostro Salvatore si conformi alle nostre aspettative: che sia della stirpe giusta, che assomigli a noi (e non a loro), che realizzi la giusta serie di profezie. Ma il nostro Dio è un Dio delle sorprese, e Cristo tornerà in modo così inatteso da sembrare un ladro nella notte. Gli anticristi si nutrono di aspettative errate. La chiave è, oggi come allora, vegliare.

Quanto ho pensato davvero alla Seconda Venuta di Gesù? Cosa vorrei che facesse o che fosse? Quali aspettative dovrei accantonare?

Scegliete in modo saggio i vostri compagni.

Il punto del fatto di non sapere quando arriverà la fine è che potrebbe arrivare in qualsiasi momento. Dobbiamo pensare davvero ad essere sicuri di viaggiare in buona compagnia (il che è un altro elemento tipico della nostra storia). Resistere al male non diventerà mai una questione di maggioranze. Dobbiamo ascoltare la voce piccola e flebile, non il rumore della folla. Dobbiamo trovare i cuori sinceri, quelli a cui possiamo dire, come ha detto Frodo a Sam, “Sono felice di essere con te, Samwise Gamgee, qui alla fine di ogni cosa”.

Chi sono i compagni che mi aiutano di pù nel mio viaggio d’Avvento? Se sapessi che oggi sarà “la fine di ogni cosa”, con chi vorrei essere?




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Tenete viva la speranza.

Paolo ci dice che non sarà una virtù di cui avremo bisogno quando arriverà il Regno di Dio, ma fino ad allora è la forza più potente e sottovalutata dell’universo. In questo Avvento, in particolare – anche se ogni anno diciamo “Questo Avvento” -, resistere al male significa resistere al cinismo, all’indifferenza e alla derisione dell’innocenza. Sono cose che usiamo per farci scudo dopo che abbiamo lasciato morire la scintilla della speranza. Le vecchie storie in sé non sono la fonte della nostra speranza, ma raccontarle ravviva la piccola fiamma. Se non ci crediamo in questo periodo dell’anno quando possiamo farlo?

Come sto resistendo attivamente alle minacce alla speranza? Da quali fonti viene nutrita la mia speranza? In che modo sono un segno di speranza nel mondo?

Andate davvero a vedere Gli Ultimi Jedi. Forse stimolerà la vostra meditazione. Nel frattempo, mentre l’oscurità avanza, dobbiamo essere la luce che la incontra. Cantiamo e preghiamo:

Ti preghiamo, vieni nella tua santa forza,
redimici per sempre,
quando cadiamo difendici
da tutti gli assalti del nostro terribile nemico.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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