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W la pappa! Lo svezzamento continua

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Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 19/12/17

Autosvezzamento

Attenzione alle raccomandazioni del pediatra

L’autosvezzamento, o “alimentazione complementare a richiesta”, presenta tanti vantaggi quanti svantaggi. Sicuramente permette di non essere estremamente rigidi nei tempi e nei modi della prescrizione delle nuove pappe; sposta l’attenzione sugli aspetti relazionali della alimentazione (più del “cosa” venga offerto è importante il “come, quando e da chi”) e, infine, favorisce il gusto e amplia la scelta alimentare del bambino.

Però attenzione a queste raccomandazioni da non perdere mai di vista:

Non è vero che “il piccolo può mangiare di tutto senza alcun problema”. La sua dieta deve essere equilibrata in termini di nutrienti e non deve contenere eccessive quantità di zuccheri e di sale perché questo potrebbe danneggiare il rene ancora in via di sviluppo e potrebbe determinare un innalzamento della soglia di percezione del sapore, che potrebbe andare a condizionare anche la sua dieta adulta.

• Lo sviluppo di una masticazione adeguata richiede tempo. Per esempio, solo verso i 10 mesi la lingua è in grado di spostare lateralmente i cibi in bocca, e solo a 24-30 mesi la mandibola è in grado di compiere movimenti laterali. Ogni bambino, poi, è diverso dall’altro: alcuni lattanti sono già pronti a masticare anche prima dei 6 mesi; altri invece potrebbero non esserlo neanche dopo il primo semestre di vita.

• L’esposizione improvvisa ad alimenti che richiedono una masticazione più complessa (ortaggi crudi, frutti croccanti, carne fibrosa) può esporre i lattanti al rischio di soffocamento.

Ma allora quale è la soluzione migliore?

Essere attenti ai gusti del bambino e alle sue capacità orali. D’altra parte anche il pediatra più severo non negherebbe mai ai 7-8 mesi un pezzo di pane per imparare a masticare e a coordinare mano e bocca!

© Bambin Gesù

© Bambin Gesù

Paese che vai, pappa che trovi

La natura ci mette gli ingredienti…ma l’arte sta nella ricetta!

Nella maggior parte dei paesi si inizia con la frutta: in genere il primo assaggio è a base di mela, pera, banana ma anche mango
e papaya. In seguito, si passa a una pappa di verdure e cereali. In Oriente, il cereale base è il riso o il miso, mentre in Africa si
usano il miglio o il mais bianco, in Irlanda e in Brasile l’avena, in Maghreb il cous cous. In America Latina è comune trovare nella dieta del divezzo i tuberi (patata, patate dolci, tapioca). Anche il brodo vegetale può variare di regione in regione: in Giappone spesso si confeziona con le alghe o l’orzo. In India, invece, si introducono le spezie fin dalle prime pappe. Al di là, però, delle differenze culturali, l’elemento fondamentale della prima pappa rimane sempre e comunque l’equilibrio nella composizione: la pappa deve garantire non solo la giusta quota di calorie ma anche la giusta quota di macro e micronutrienti.




Leggi anche:
Papa Francesco alla Fao: «Cambiare gli stili di vita, la sobrietà è diventata condizione dello sviluppo»

Oms nella lotta alla malnutrizione

A questo scopo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nell’ambito dei progetti di lotta alla malnutrizione, ha voluto redigere dei libretti informativi per aiutare i genitori dei Paesi in via di sviluppo a usare bene gli ingredienti a disposizione (a volte scarsi) per garantire al lattante un pasto ricco ed equilibrato. Da questi paesi riceviamo un insegnamento: il segreto non sta solo negli ingredienti, ma anche e soprattutto nell’equilibrio della preparazione!

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svezzamentovegani
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