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L’ultimo saluto di Kakà: ora sono pronto per un altro viaggio, nel nome di Dio

© Public Domain
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Il calciatore brasiliano si ritira dal calcio giocato e si avvia alla carriera da dirigente. Sempre nel segno di una fede profonda. «Ho bisogno del Signore»

Il calciatore brasiliano Kakà, Pallone d’Oro del 2007, lascia il calcio giocato, ringraziando Dio con un post su twitter: «È stato molto di più di quanto avrei potuto immaginare. Grazie. Ora sono pronto per un altro viaggio, nel nome di Dio! Amen»,

Pallone d’Oro nel 2007

Ancelotti, nel 2003, lo rese grande con la maglia n. 22 del Milan addosso, fino alla vittoria in Champions del 2007, che molto contò nell’assegnazione del Pallone d’Oro. 307 presenze con la casacca rossonera. 104 gol e 66 assist.

Poi, nel 2009, l’approdo al Real Madrid per poco meno di 70 milioni di euro: anni difficili, fino al ritorno in rossonero. E nel 2013 lo sbarco in Mls, a Orlando (La Gazzetta dello Sport, 19 dicembre).

Una sola “macchia”

Kakà dirigente farà bene al calcio. È un uomo di fede, con dei valori, intelligente come lo era sul campo. Una sola macchiolina sul suo cammino religioso (è cristiano evangelico): aver lasciato la moglie (e fidanzata di una vita) Caroline da cui avuto due figli (Fox Sports, 18 dicembre).

Nessuno dei due ha mai voluto rilasciare dettagli circa la loro separazione.

“Ho bisogno di Dio”

La Fraternità Ecumenica Internazionale “Net for God”, un organismo della Comunità Chemin Neuf, ha realizzato un’intervista con il calciatore brasiliano, in cui questi parla della sua fede e di come abbia bisogno di Gesù nella sua vita: «Non è perché sono ricco, famoso, che ho bisogno di Gesù. Ho bisogno di Lui perché ne ho bisogno. È solo per questo, perché ho bisogno di Lui», confessa, chiedendosi: «In caso contrario, Dio sarebbe molto ingiusto. Perché il ricco non dovrebbe aver bisogno di Lui e il povero sì?» (Aleteia, aprile 2014).

“Lui è l’albero”

Nel video, il calciatore parla così del suo rapporto quotidiano con Dio – «faccio tutto ciò che posso. Pianto, annaffio e il frutto viene da Lui» – e si dice fiducioso e tranquillo: «Devo fare ciò che mi spetta. In questo modo, se vinco o perdo non mi appartiene più». «Lui è l’albero e io sono solo il ramo».

La preghiera secondo Kakà

È proprio dalla preghiera che Kaká trae la forza per il quotidiano: «Passo tutta la giornata a pregare, per cui tutto quello che devo fare lo faccio pregando e cercando Dio. In ogni momento della mia giornata».

Il calciatore termina l’intervista con una testimonianza di vita: «Il mondo di oggi può offrire un gran numero di possibilità, ma solo Gesù può darti ciò che serve, dare un senso alla tua vita».

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