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Cosa fai per cambiare l’ambiente che ti circonda?

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È Natale. Sono Natale. Posso avvicinare il cielo alla terra. O rendere l'inferno più presente

È Natale. Sono Natale. Posso avvicinare il cielo alla terra. O rendere l’inferno più presente.

Quando padre Kentenich è arrivato al campo di concentramento di Dachau, una guardia gli ha detto che non aveva visto Dio lì. Lui ha risposto: “Sicuramente hai visto il demonio”.

Posso rendere visibile Dio o il demonio. Per questo decido di guardare Maria in Avvento. Le chiedo di riempirmi di pace, per poter dare pace.

Mi sorprende che una grotta per animali possa diventare un palazzo alla presenza di Maria, di Giuseppe, di Gesù. Una mangiatoia sporca, l’ultimo luogo in cui sarebbe bene deporre un bambino, l’unico alloggio libero, avvicina il cielo agli uomini.

Commenta Papa Francesco nella Evangelii Gaudium: “Maria è colei che sa trasformare una grotta. per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza”.

Voorrei avere una bacchetta magica tra le mani per cambiare gli ambienti. Vorrei essere capace di trasformare i luoghi che calpesto, in cui abito. Trasformare una grotta in un luogo santo. Fare di un luogo pieno di tenebre un luogo pieno di luce.

Diceva padre Kentenich che bisogna porre fine al pessimismo, all’idea che non si possa costruire una società umana pienamente redenta. Dobbiamo generare un’oasi, e possiamo farlo tutti. Oasi, piccole isole, cellule vive a mo’ di anticipazione del mondo nuovo.

Posso generare oasi. Isole in cui Gesù nasca e porti una luce di speranza. Posso farlo lì dove sono. Posso cambiare le conversazioni. Far sì che siano più profonde, più elevate. Voglio credere che sia possibile.

Posso cambiare l’atmosfera della mia famiglia, del mio lavoro, dei miei amici. Con gesti d’amore generosi. Dando senza aspettarmi di ricevere nulla in cambio. Servendo, anche se non me lo chiedono né mi spetta.

Posso fare tutto con le mie parole e il mio modo di agire.

Ciò che resta alla fine del cammino sono solo le azioni d’amore. Ciò che resta è la mia dedizione generosa e piena di silenzi. Si sotterra il seme perché muoia e porti frutto. Quando muoio al mio orgoglio sboccia intorno a me una nuova pianta piena di vita.

A volte arrivo in luoghi che non hanno pace. Arrivo con il cuore ferito. Pieno di rancori e di rabbia. Esco più ferito, più triste. Arrivo inquieto e senza luce. Me ne vado pieno di nostalgia. Non ho allegria.

Cerco di cambiare tutto, ma non posso cambiare l’atmosfera intorno a me. I miei commenti non aiutano. Giudico quello che dicono gli altri. Mi lascio toccare dallo scoraggiamento. Mi contagio con i giudizi. Non apporto né la mia tenerezza, né la mia allegria, né la mia speranza.

Taccio, e il mio silenzio non aiuta. Non contribuisco a migliorare quello che regna intorno a me, e mi giustifico dicendo che è impossibile cambiarlo. La grotta continua ad essere una grotta di animali. E l’atmosfera è più di pantano che di cielo.

E non sono io ad apportare un po’ di luce o di speranza. E non è la mia mano quella che regala misericordia, né le mie parole portano pace. Mi fa male non essere causa di allegria.

Voglio cambiare. Credo di avere una vocazione di fuoco, di luce. Ho tra le mani una chiamata a fare cose grandi, a seminare pace. E so che Dio nasce nella mia anima per rendersi presente tra gli uomini. È facile. Glielo chiedo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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