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La Cei chiama all’obiezione di coscienza sul biotestamento

EPISCOPAL CONFERENCE

M. MIGLIORATO - CPP - CIRIC

22 septembre 2014 : Membres de la Conférence épiscopale italienne et son président, le Card. Angelo BAGNASCO. Rome, Italie. September 22, 2014: Card. Angelo BAGNASCO president of CEI, speaks during the permanent Council of the Italian Episcopal Conference in Rome, Italy.

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 18/12/17

Scontro con il governo. C'è sempre più il timore che sia il primo passo verso l'eutanasia. Ruini: stessa trafila delle nozze gay

Una presa di posizione unitaria e che si annuncia decisamente contraria alla legge sarà partorita dalla discussione al consiglio permanente della Cei, all’inizio del 2018.

La Conferenza episcopale italiana, dal cardinale presidente Gualtiero Bassetti in giù, scrive Vatican insider (18 dicembre), appare infatti compatta nell’esprimere un giudizio fortemente negativo sul biotestamento all’italiana. E la chiamata all’obiezione di coscienza nelle strutture ospedaliere cattoliche è un dato di fatto.

“Gesti essenziali”

Bassetti, ai microfoni di Radio Vaticana (14 dicembre), prima dell’approvazione della legge, aveva dichiarato: «Come Cei ci sta a cuore anche che venga riconosciuta – oltre alla possibilità di obiezione di coscienza del singolo medico – quella che riguarda le nostre strutture». Il cardinale presidente dei vescovi italiani, pur ammettendo che «non è facile stabilire a priori un confine netto che distingua accanimento terapeutico ed eutanasia», ribadiva che dar da mangiare e da bere sono «gesti essenziali», non terapie.


eutanásia

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Una protesta sempre più ampia

La nuova legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), è stata definita «censurabile» dal vescovo di Ascoli Piceno Giovanni D’Ercole; «inaccettabile» dal vescovo di Trieste Gianpaolo Crepaldi. Mentre l’ex presidente dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco, dice: «Questa legge non mi rallegra, non è un segno di civiltà».

Nella nuova Carta per gli Operatori Sanitari, pubblicata dal Vaticano a febbraio, si afferma che eventuali legalizzazioni dell’eutanasia suscitano «un grave e preciso obbligo di opporsi mediante obiezione di coscienza».

Insomma, nel mondo cattolico prevalgono largamente le perplessità sulla legge, come documentato anche in questo articolo di Aleteia (14 dicembre).




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Cosa pensa realmente Papa Francesco

Ora chiariamo bene anche quella che è la posizione del pontefice, che nei fatti è in linea con la Cei: no all’eutanasia e no all’accanimento terapeutico, fermo restando che alimentare e idratare un paziente non è una forma di accanimento.

Nella Lettera a monsignor Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e ai partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association, e citando la Dichiarazione sull’eutanasia del 5 maggio 1980, il Santo Padre ricorda quanto sia «moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure» (Aleteia, 16 novembre).




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3 paletti

Una scelta – procede il Papa – che «assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare», «senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere». Un’azione, dunque, «che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte». Per un attento discernimento, spiega infatti Francesco, tre sono gli aspetti da considerare: «L’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti».

Come le nozze gay

In un’intervista a La Repubblica (16 dicembre) il cardinale Camillo Ruini chiarisce ulteriormente la posizione del pontefice: «Il Papa – spiega Ruini – escludeva giustamente l’accanimento terapeutico, ma escludeva con forza anche l’eutanasia. Questa legge, invece, all’eutanasia apre le porte, pur senza nominarla. È un modo di procedere un po’ ipocrita, simile a quello usato per legittimare di fatto il matrimonio tra persone dello stesso sesso, senza chiamarlo matrimonio ma parlando di unioni civili, che poi di fatto finiscono per avere tutta la sostanza di un matrimonio».


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“Il Presidente della Repubblica la rinvii al Parlamento”

Intanto una serie di autorevoli associazioni cattoliche impegnate in campo bioetico (Ufficio Pastorale Sanitaria della Conferenza Episcopale Italiana, A.R.I.S. Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari, A.M.C.I Associazione Medici Cattolici Italiani , Forum Associazioni Sanitarie Cattoliche, S.I.B.C.E. Società Italiana Bioetica e Comitati Etici) hanno chiesto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di non firmare la legge e rinviarla al Parlamento.

Nella lettera si sottolinea la necessità di poter applicare l’obiezione di cosceinza sulle Disposizione Anticipate di Trattamento nelle strutture religiose cattoliche:

“Si richiama in proposito quanto affermato Il 12 giugno 2017, nel corso dell’audizione al Senato dei rappresentanti del CSL e del CDNF, dalla relatrice del disegno di legge e presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, sen. Emilia De Biasi: a fronte delle preoccupazioni per l’assenza nel testo di una disciplina dell’obiezione di coscienza, ovvero di una esenzione delle strutture sanitarie di ispirazione religiosa, ella ha detto che le controversie sarebbero state risolte davanti alla Corte costituzionale. E comunque nell’ipotesi di conflitti la soluzione sarebbe stata togliere “le convenzioni” agli enti ospedalieri d’ispirazione cattolica”.

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