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Secondo il Card. Biffi ci sono panettoni più ragionevoli di altri!

CPP/CIRIC
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Alcuni pensieri tratti dalla Lettera confidenziale ai credenti del compianto card. Giacomo Biffi (1928-2015)

“Per esempio, tutti mangiamo il panettone a Natale, ma solo i credenti sanno perché lo mangiano. Non è che il loro panettone sia necessariamente più buono di quello dei non credenti: è semplicemente più ragionevole”.

(Da La fortuna di appartenergli. Lettera confidenziale ai credenti, G. Biffi, ESD, 2012)

È una delle tante gustose considerazioni del Cardinal Biffi trovata in un libretto talmente sottile e sgualcito che ritengo miracolosa la sua sopravvivenza all’interno di una della mie borse (il “cambio borsa” è per me, e forse non per me sola, un evento eccezionale con qualche tratto drammatico).

 

Il bello di appartenere a Cristo e di saperlo!

Il Cardinale, morto nel 2015, in questo scritto, col suo stile inconfondibile, garbato e graffiante insieme, si rivolge a noi. A quelli che sono di Cristo e lo sanno. Ed è questa consapevolezza di appartenenza a costituire la grande fortuna.

Dà senso e gusto a tutto. Anche al panettone. Persino al passaggio dei millenni. Osserva Biffi che la febbrile eccitazione a ridosso del giro di boa dell’anno Duemila per noi credenti era bene più sapida e sensata che per gli altri. Per noi era un esaltante promemoria dell’“ingresso sostanziale e definitivo di Dio nella vicenda umana”.

 

Fidarci del Signore ci evita tante fregature

Il cardinale bolognese è stato di sicuro un lettore intensivo di G.K.C.

Lo si capisce quando passa a considerare una delle conseguenze più belle e utili della fede cristiana per la nostra esistenza nel mondo.

Se credi in Cristo non rischi di credere a tutto: gli oroscopi, le creme di bellezza, le scie chimiche, i talismani, le promesse elettorali, la reincarnazione e altre simili “catechesi ideologiche che ogni giorno ci vengono inflitte dalla televisione”. (Ibidem, p.4)

Se non credi a Gesù Cristo, l’Unigenito del Padre, il Logos, allora credi a tutto.  E si mette in pericolo o almeno si copre di ridicolo.

Nella esperienza di molti di noi, credo si possa rintracciare il sorprendente contrasto che appare in alcuni colleghi di lavoro, per esempio. Manager efficienti e visionari, con una carriera consolidata, lucidi e geniali nell’interpretare mercato e azienda che confessano candidamente piccoli o grandi manie; riti scaramantici da compiersi sempre prima di importanti operazioni, canzoni porta fortuna. Patetiche credenze. Alle volte anche peggio.

 

E l’ateo, con chi se la prende?

Un altro passaggio davvero mirabile, delicatamente ironico, ma carico di sincera pietà per i fratelli meno fortunati, è quello che riflette sulla sfortuna degli atei.

Costoro, osserva il compianto cardinale felsineo,

“messi di fronte ai guai inevitabili in ogni percorso umano non hanno nessuno con cui prendersela. Un ateo – che sia veramente tale – non trova interlocutori competenti e responsabili con cui possa discutere dei mali esistenziali, e lamentarsene.

Non c’è nessuno contro cui ribellarsi, e ogni sua constatazione, a ben pensarci, risulta un po’ comica”.

Facciamo nostre anche noi, come Sua Eminenza, le parole di un grande convertito del ‘900, altro geniale britannico. C.S. Lewis quando confessa: “Negavo l’esistenza di Dio ed ero arrabbiato con lui perché non esisteva”.(Ibidem, p.5)

Leggi anche: 5 modi per arrabbiarti con Dio e confidarti con Lui nella preghiera

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