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Sacerdote iracheno perdona l’assassino del fratello e chi lo ha cacciato di casa

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Religión en Libertad - pubblicato il 14/12/17

L’arrivo dei terroristi a casa sua

Lo Stato Islamico ha attaccato Qaraqosh, e una delle bombe “è caduta vicino a casa mia. Ricordo che è morta una ragazza, una mia vicina che aveva quasi 25 anni, e anche due bambini che giocavano in strada”.

In quel momento hanno iniziato a provare una paura che non li ha più abbandonati e che solo la fede è riuscita a vincere. “Abbiamo sofferto molto per il fatto di doverci lasciare indietro la nostra vita, le nostre cose, la nostra storia, non sapendo dove andavamo e se saremmo rimasti in vita”, ha detto tra le lacrime. Hanno quindi iniziato a dormire in strada, in alcune tende nei parcheggi, soffrendo caldo e freddo.

La Croce, il motivo della sua espulsione

“Tutti siamo dovuti andare via da lì per questa croce”, ha detto padre Naim mostrando un grande crocifisso. Essere cristiani era l’unico motivo per il quale fuggivano o morivano. I cristiani, però, non hanno rinnegato la loro fede per sopravvivere.

Il sacerdote siro-cattolico ha affermato orgoglioso che i cristiani perseguitati del suo Paese “hanno una fede molto grande perché Dio è con noi”.




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L’“arma” dei cristiani iracheni

Gli jihadisti hanno armi e bombe. “Noi abbiamo Dio e il Rosario come arma”, ha affermato mostrando il crocifisso e il rosario, le uniche cose che è riuscito a portare con sé quando ha dovuto lasciare in fretta Qaraqosh. Non ha potuto prendere né vestiti né beni, solo quello che aveva addosso e le sue due “armi”.

Malgrado le sofferenze che hanno sperimentato lui e il resto dei cristiani della piana di Ninive, padre Naim ha insistito sul fatto che “siamo riusciti a perdonare le persone dello Stato islamico”. “Nell’accampamento con mia madre abbiamo provato sofferenza, dolore, stanchezza, ma sempre con la certezza che Dio è con noi”.

Com’è riuscito a perdonare? È una domanda che gli pongono molti. La sua risposta è chiara: “Quando Cristo era sulla croce, ha perdonato chi lo stava uccidendo. Questa è la testimonianza che attende il mondo”.

L’anelito a tornare nelle proprie case

Sia padre Naim che migliaia di cristiani che vivono nei campi di rifugiati vogliono solo tornare nelle loro case. Sa che molti cristiani se ne sono andati per non tornare più, ma ce ne sono molte migliaia che vogliono riprendere la propria vita dopo essere stati strappate da lì tre anni fa.

“Perché dobbiamo abbandonare il nostro Paese, la nostra terra, la nostra storia, i miei nonni, la mia Chiesa, la mia fede? Questo Paese lo abbiamo fatto anche noi”, ha detto con decisione.

Per aiutare a realizzare questo anelito dei cristiani perseguitati è stata avviata la campagna di ACS per aiutarli a ricostruire case e chiese distrutte dallo Stato Islamico.




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“Dio non ci abbandonerà”

Il sacerdote iracheno ha trasmesso il sentire dei suoi parrocchiani: “Abbiamo la speranza di tornare a casa. Dio non ci abbandonerà, e abbiamo anche la speranza che ci siano fratelli che ci aiuteranno”.

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aiuto alla chiesa che soffrecristiani perseguitati in iraqiraqsacerdote
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