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La risposta alle 4 domande inespresse che ci poniamo continuamente

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Anna O'Neil - pubblicato il 14/12/17

Sono le cose non dette che comunicano a un amico o a una persona cara che ha grande valore per noi

Secondo la psicoterapeuta Katherine Schafer, nella vita cerchiamo le risposte a quattro domande molto specifiche. Forse non le poniamo mai ad alta voce, ma costituiscono un “sottotesto” inespresso di molte cose che diciamo. Le risposte che cerchiamo, anche se ugualmente inespresse, sono fondamentali in un rapporto sano e felice. Cosa cerchiamo di scoprire?

1. Mi vedi?
2. Ti importa del fatto che io sia qui?
3. Sono abbastanza per te o hai bisogno che migliori in qualche modo?
4. Posso dire di essere speciale per te dal modo in cui mi guardi?

(Incidentalmente, la Schafer scrive che uno dei motivi per i quali le persone amano tanto i cani è che rispondono a tutte e quattro le domande con un “Sì!” entusiasta) Potrei quindi dire: “Ho avuto una brutta giornata” e in realtà voglio sentire l’opinione dell’altro. Ma potrei anche cercare conferme del fatto che conto per quella persona, che mi nota, che sono abbastanza.

Non mi aspetto che risponda direttamente a queste domande “segrete”, ovviamente, ma riuscirò a capire la risposta dal modo in cui mi risponde. Ovviamente, se la risposta è critica o negativa, o semplicemente cattiva, capirò che non sono importante per quella persona, ma la Schafer dice che c’è più di un modo per rispondere a queste domande con un “No” in grado di danneggiare la relazione.

E se non ci tiene davvero? Se non è davvero presente durante una conversazione? Questo mi dice la stessa cosa – che non mi vede, che per lei non valgo davvero lo sforzo.

John Gottman, esperto di ricerche sulle relazioni, ha notato la stessa cosa. Quando un partner chiede attenzione, è estremamente importante che questo venga riconosciuto. Emily Smith ha intervistato Gottman e ha descritto cosa significa:

“Nel corso della giornata, i partner avanzano richieste di connessione, quello che Gottman chiama ‘offerte’. Ad esempio, diciamo che il marito ama gli uccelli e nota un cardellino che vola nel cortile. Potrebbe dire alla moglie: ‘Guarda quel bellissimo uccello là fuori!’ Non sta semplicemente commentando il fatto che l’uccellino stia lì. Sta chiedendo una risposta alla moglie – un segno di interesse o di sostegno – sperando che si collegheranno, seppur momentaneamente, sulla questione dell’uccellino”.

Quella risposta è fondamentale. Non riguarda l’uccello, ma la disponibilità del partner a impegnarsi con la persona, rispondendo a quelle quattro domande: “Sì, ti vedo. Sì, mi interessi. Sì, sei abbastanza. Sì, per me sei speciale”. Quella risposta affermativa viene comunicata con la disponibilità del partner a rispondere all’altro nella sua offerta di connessione. La moglie non dev’essere realmente interessata al cardellino, ma rispondere al marito.

Queste piccole offerte di connessione si verificano durante la giornata, ogni giorno. Quando vengono ignorate o la persona risponde con un’attenzione minima, erode il rapporto come la rabbia e le parole crudeli. È perché ignorare un’offerta di connessione non è solo una mancanza di risposta, ma una risposta chiara, un sonoro “No” a quelle quattro domande che costituiscono il sottotesto di tante delle nostre interazioni.

Pensiamo che basti non essere irritabili o ingiusti con le persone che amiamo, ma anche il sottotesto delle nostre parole è potente, più di quanto immaginiamo. Ricordo sempre mio padre, falegname e fan dello sport, che spegneva immediatamente la radio quando aprivamo la porta del suo negozio. Quel piccolo gesto diceva molte cose – che eravamo i benvenuti lì, che la nostra compagnia era più importante del punteggio, che se avevamo qualcosa da dire ci avrebbe ascoltati. Sono le piccole cose. Il contatto visivo, un sorriso quando una persona cara entra nella stanza, mettere via il telefono durante una conversazione e rispondere oltre il minimo sindacale a quelle piccole offerte di attenzione che sono il modo più potente di comunicare a un amico o a una persona cara che per noi è veramente importante.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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