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Giacomo Poretti su mons. Delpini: buon vicinato e decima? Ma cosa vuole questo vescovo!

Giacomo Poretti

Mystère Martin | CC BY-SA 3.0

Gelsomino Del Guercio - Aleteia Italia - pubblicato il 13/12/17

L'ironia del comico sui vizi dei milanesi e i (giusti) appelli del nuovo pastore di Milano durante la festa di Sant'Ambrogio

L’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, pronuncia il suo primo Discorso alla città e alla diocesi durante i Primi Vespri per la solennità del patrono Sant’Ambrogio che la metropoli e l’arcidiocesi hanno celebrato il 7 dicembre.

«Per un’arte del buon vicinato. Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? (Mt 5,47)», è il titolo del primo Discorso alla città e alla diocesi del nuovo arcivescovo di Milano

Un pastore “controvento”

Ed è con un incalzante «elogio dei rappresentanti delle istituzioni dediti alla prossimità», quelli che «si fanno carico della promozione del bene comune» e «della pace sociale», che si apre il Discorso. Parole controvento, in tempi di «scetticismo, risentimento e disprezzo» verso le istituzioni, la politica, i corpi sociali.

Dai sindaci alle forze dell’ordine, dal mondo della scuola a quelli della sanità e del sociale, fino ai volontari che aiutano i clochard: tutti vuole ricordare, Delpini, tessendo «l’elogio degli onesti e dei competenti, dei generosi e dei coraggiosi», e chiamando gli «altri», i giovani, i pensionati «in piena efficienza» a rimboccarsi le maniche.


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Una impresa corale

Il vescovo cita l’Evangelii Gaudium di Papa Francesco ed evidenzia: costruire buon vicinato è «impresa comune di cittadini e istituzioni, di fedeli e pastori della comunità cristiana e delle altre religioni». «Una impresa corale – prosegue – che riconosce il contributo di ciascuno e chiede a ciascuno di non vivere la città come servizi da sfruttare o pericoli da temere, ma come vocazione a creare legami».

Contro la società “ammalata”

È al servizio di questa vocazione che si devono impegnare la politica e le istituzioni, tanto più in una società «ammalata» di individualismo, esposta «al rischio di essere sterile, senza bambini e senza futuro», e dove tutti sono più soli e manipolabili (Avvenire, 7 dicembre).




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La “risposta” di Giacomo

Fin qui le parole dell’arcivescovo. Ora, il comico Giacomo Poretti, dopo aver commentato “a modo suo” le uscite di Papa Francesco, ha scritto una lettere su questa “assurda” prima omelia di sant’Ambrogio a cura di Delpini. «A volte i vescovi, se si mettono di impegno, sono capaci di rovinarti la vacanza meglio della mogli o della propria squadra di calcio», premette Giacomo che stavolta prende in giro i vizi natalizi dei suoi concittadini.

Elogi per tutti i lavoratori!

E così, scherza Giacomo, mentre i milanesi sono immersi nei preparativi per le festività, tra aperitivi, vacanze, regali, ecco presentarsi questo vescovo “alieno”, che predica il «buon vicinato» e si mette ad elogiare «tutti praticamente quelli che lavorano a Milano».




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Dagli infermieri agli spazzini!

Il vescovo “alieno”, scrive Giacomo, «ha ringraziato tutte le categorie di lavoratori, anche i bidelli, le guardie carcerarie, quelli che ti danno il numerino al Tribunale per stare in coda, gli insegnanti di applicazioni tecniche, gli infermieri, gli stradini, e ha detto che tutti siamo utili, che se Milano funziona così bene è perché tanta gente che fa un lavoraccio (non ha detto così ma voleva dire così), si sveglia tutte le mattine e va a fare quella roba lì, e la fa bene, che uno non ci crederebbe e invece è proprio così che ha detto il Vescovo».

Un conglomerato di eremiti

Dopo i ringraziamenti, nota il comico, Delpini «ha preso coraggio».

«Deve essersi detto ‘chi se ne frega, io la sparo più grossa’ e ha tirato fuori la storia del buon vicinato, cioè ha detto ‘se noi ci impegniamo, riusciamo a dimostrare che il sommo poeta Montale quando ha scritto quel bel verso ‘Milano è un enorme conglomerato di eremiti’ o aveva tre lineette di febbre oppure non era riuscito a trovare un idraulico che gli aggiustasse il lavandino che sgocciolava’. E così il Vescovo ha insistito sul fatto che dobbiamo diventare dei buoni vicini e anche pensare a loro».




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Il vescovo “alieno”

Il pensare al prossimo. Che cosa così semplice ma anche tanto “complicata”chiede oggi questo vescovo “alieno”.

«Pensare ai vicini? Ma non abbiamo già tante cose a cui pensare? E come? E qui il Vescovo ha pensato ‘o la va o la spacca’, tanto ormai, deve essersi detto, ‘al massimo mi tagliano le gomme della bicicletta’. Ha detto che bisogna ripristinare la decima!. Ma non quella in denaro, che al limite uno può sempre millantare di essere più povero di un clochard, no, il Vescovo intende la decima del proprio tempo da mettere a disposizione degli altri»

La decima di Delpini

Delpini la intende così:

«Ogni dieci parole che dici, ogni dieci discorsi che fai, dedica al vicino di casa una parola amica, una parola di speranza e di incoraggiamento. Se sei uno studente o un insegnante, ogni dieci ore dedicate allo studio, dedica un’ora a chi fa fatica a studiare. Se sei un ragazzo che ha tempo per praticare sport e divertirsi, ogni dieci ore di gioco, dedica un’ora a chi non può giocare, perché è un ragazzo come te, ma troppo solo, troppo malato”»




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“Noi milanesi…invece…”

Ed ecco la “mazzata” di Giacomo… ma ai milanesi!

«Adesso capite perché il Vescovo ci ha rovinato il ponte di sant’Ambrogio? Perché noi milanesi non riusciamo a tirarci indietro quando c’è da fare qualche cosa di buono, non a caso si dice della nostra città «Milan con el cöer in man»: infatti è da mercoledì pomeriggio che stiamo pensando a come dedicare una decima del nostro shopping compulsivo; in cosa commutare una decima di happy hour; cosa potrà diventare una decima del nostro ozio televisivo; e una decima delle nostre incazzature in quale cosa si decanterà; si potrà modificare almeno di una decima la nostra alterigia?; e il nostro orgoglio è intaccabile da una decima di umiltà? Soprattutto è da intendersi che dovremmo anche rinunciare alla decima dei nostri week-end, forse è anche un bene visto come è andato quest’ultimo. Ma chi ha il coraggio di dire al Vescovo che la più incavolata è la nonna che dovrà rinunciare a una decima di ‘Clash of Clans’?».




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