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Natale perseguitato: 6 Paesi in cui per il Bambino Gesù è “proibito nascere”

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Aleteia Brasil - pubblicato il 12/12/17

5 – Corea del Nord

Dall’instaurazione forzata del comunismo nel Paese negli anni Cinquanta del Novecento, ogni tipo di attività cristiana di culto è stata implacabilmente proibita. Gruppi di difesa dei diritti umani calcolano tra i 50.000 e i 70.000 i cristiani in prigione o nei campi di concentramento in Corea del Nord semplicemente per il fatto di praticare la propria fede.

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KNS / AFP

Nel 2016, il dittatore Kim Jong-Un (nella foto) ha compiuto un altro passo nella persecuzione religiosa: non solo ha ribadito il divieto di celebrare il Natale, ma ha anche ordinato che la notte del 24 dicembre il popolo commemori la nascita di sua nonna, Kim Jong-Suk, una guerrigliera comunista che ha combattuto i giapponesi ed è diventata la moglie del primo dittatore del Paese, Kim Il Sung. È nata la vigilia di Natale del 1919 ed è morta nel 1949, venendo considerata (e venerata, un po’ forzatamente) la “Sacra Madre della Rivoluzione”.

6 – Cina

Nelle grandi città cinesi, molti negozi e varie vie commerciali si vestono dei colori natalizi a dicembre. Proliferano le immagini di Babbo Natale, gli alberi di Natale e le canzoni tipiche. Molti cinesi, non cristiani, considerano queste celebrazioni solo un “periodo tematico” a livello commerciale, mentre altri vi vedono il “reclamo culturale della modernità”, associata all’Occidente e quindi “nemica dei valori patriottici” imposti alla Cina dalla brutale rivoluzione comunista del XX secolo.

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Stringer – Imaginechina – Shanghai, Cina, 2016

Le entità intellettuali più vicine al potere centrale cinese osservano il fascino di gran parte della popolazione per il Natale con cautela, quando non con ostilità. Nel 2014, l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali è arrivata a pubblicare un libro per delineare in modo dettagliato le “sfide più serie” che stanno sorgendo nel Paese, citandone esplicitamente quattro:

  • gli ideali democratici esportati dalle Nazioni occidentali
  • l’egemonia culturale occidentale
  • la diffusione delle informazioni attraverso Internet
  • le infiltrazioni religiose

Poco dopo, un gruppo di dieci dottorandi cinesi ha pubblicato un articolo in cui analizza il fenomeno denunciato come “frenesia del Natale”, chiedendo al popolo cinese di rifiutarlo.

A loro avviso, la “febbre del Natale” in Cina dimostra la “perdita del primato dell’anima culturale cinese” e il collasso della “soggettività culturale cinese”. Per questo, hanno invitato i loro compatrioti a fare attenzione a quello che considerano “un nuovo progresso della cristianizzazione” nel loro Paese.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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arabia sauditacinacorea del nordnatalepersecuzione cristianisomalia
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