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Toh! Il mondo è ancora pieno di credenti

© Marcin Mazur / catholicnews.org.uk

Enzo Romeo - Credere - pubblicato il 11/12/17

Una recente indagine mostra che Dio non è affatto morto. Ma questa coscienza non deve spingere i credenti al trionfalismo

«Dio non è morto. Ci crediate o no, il mondo è più religioso che mai». Così ha scritto il Wall Street Journalpresentando un sondaggio analizzato da Rodney Stark, sociologo della religione della Baylor University, Texas. Il campione è vastissimo: più di un milione di persone, appartenenti a 163 nazioni. Contro ogni previsione, i dati rilevano la crescita dei fedeli, soprattutto tra i millennials, particolare importante in vista del Sinodo sui giovani. Altre notizie, ora raccolte ne Il trionfo della fede(Lindau): l’islam non supera affatto il cristianesimo (i cristiani sono pari al 39% della popolazione mondiale, i musulmani si fermano al 31%) e il numero dei non credenti rimane ridotto, nonostante il cosiddetto «nuovo ateismo».

Ovviamente, tra chi si dichiara religioso ci sono molti non praticanti. Troviamo europei «cristiani» che non hanno mai messo piede in chiesa o che ci sono stati soltanto in occasione del loro Battesimo. D’altra parte, non praticare i riti di una religione non significa mancanza di fede religiosa. Il 56% degli intervistati crede che «Dio è direttamente coinvolto in ciò che accade».

Sebbene già nell’edizione originale americana sia presentata come The Triumph of Faith, l’indagine del professor Stark non deve spingere il credente al trionfalismo. Il dato di fatto è che le chiese da noi rimangono malinconicamente vuote. Va bene prendere atto che l’interesse religioso non è sparito dalla nostra società, ma questo deve sollecitare un surplus di responsabilità. L’annuncio è un diritto-dovere di ogni cristiano, senza la preoccupazione di essere i primi. Si tratta di un impulso interiore, scevro da computi e statistiche. È trasmettere la gioia del Vangelo, che «riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù», come leggiamo nell’incipit di Evangelii gaudium. Papa Francesco ricorda che la Chiesa è missionaria per attrazione, non per proselitismo, e che i suoi figli sono chiamati ad avviare processi, più che a occupare spazi.

L’articolo tratto da “Credere”

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