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Il lato «tragico» del mistero dell’Avvento per i cristiani sinceri e fedeli

© Antoine Mekary / ALETEIA

Thousands of Italian children take a Baby Jesus from their Nativity Scene (for the tradition Bambinelli) to be blessed by Pope Francis during his weekly Sunday Angelus prayer in St. Peter's Square in

Dimensione Speranza - pubblicato il 11/12/17

L’esaltazione di Cristo non è la sconfitta e la morte degli altri affinché la « mia causa » sia rivendicata e si dimostri che io ho « ragione ». Io devo passare oltre, fare il passaggio (pascha) dalla mia fine al mio principio, dalla mia vecchia vita che è finita e che ora è morte, alla mia vita nuova che non fu mai prima e che ora esiste in Cristo.

La risposta di Cristo ai discepoli di Giovanni era la risposta della novità e della vita : « Andate a dire a Giovanni quello che udite e vedete : i ciechi vedono, gli zoppi camminano, e ai poveri è predicato il Vangelo di Dio. » Qui abbiamo due tipi di segni escatologici che si compenetrano l’un l’altro perché sono segni di vita, e procedono dall’amore. Il male cessa e cede il posto al bene in modo fisico e visibile: cessa la cecità e comincia la vista. Cessa la malattia e comincia la salute. Cessa la morte e comincia la vita. Da tutti questi segni è evidente l’inesauribile potere vitale, l’azione della vita medesima che esplode nel tempo, sconfigge e distrugge l’opera del tempo. Questo potere manifesta dunque la « pienezza del tempo », dove il tempo non è più una successione irreversibile, un semplice passaggio da una insufficienza a un’altra. Sopra tutto, la risurrezione da morte è un rovesciamento e una conquista del tempo, poiché normalmente quando « l’ora della morte » è suonata, non vi può più essere un’« ora della vita ». Invece, l’« ora » di Cristo, quando suona, è insieme ora di morte, di vittoria, di vita e di gloria. « Padre, l’ora è venuta, glorifica il tuo Figlio affinché tuo Figlio possa glorificare Te. »

Più importante del segno escatologico della rinnovata vita fisica è il segno per eccellenza: « Il Vangelo viene predicato ai poveri. » Ciò significa che il messaggio profetico della salvezza il compimento delle divine promesse viene ora annunciato agli anawim, a coloro che hanno fame e sete del regno perché non hanno altra speranza se non nel Signore. Per questo sono giunti gli ultimi giorni. È la fine perché la realizzazione che terra e tempo non potevano dare è ora a portata di mano. Questa realizzazione è cominciata ora perché Cristo è apparso in mezzo ai poveri come uno di loro, e li ha presi con sé per farli diventare, in modo tutto speciale, lui stesso. Ciò che accade a loro accade, in modo tutto particolare, a lui (Mt 25, 37-45; 5, 3-6, 10, 11). Gli ultimi giorni sono venuti non solo perché i poveri hanno udito Cristo, ma perché essi « sono » Cristo. Gli stessi poveri sono ora diventati un segno escatologico del Cristo, un segno in base al quale gli altri uomini sono giudicati, perché « se quel servo fosse malvagio e dicesse in cuor suo: <Il mio signore tarda > e incominciasse a picchiare i suoi compagni, a mangiare e a bere con gli ubriaconi, quando verrà il suo padrone, nel giorno che non crede e nell’ora che non conosce, lo farà a pezzi [da Uomo in Cristo] e gli darà parte insieme agli ipocriti » (Mt 24, 48-51).

II mistero dell’Avvento è quindi imperniato sul fatto che Dio è ora presente nell’Uomo, e gli uomini verranno giudicati secondo che avranno accettato o no questa verità cruciale, con tutte le sue conseguenze. Quel che noi facciamo all’uomo lo facciamo a Cristo, l’Uomo-Dio. Di qui la tragedia dei disordini e dell’ingiustizia attuali. Essa non consiste unicamente nell’impedire agli uomini di diventare una cosa sola nel Cristo, ma nel fare a pezzi l’umanità quando, nel mistero dell’Avvento, l’Uomo è già, almeno inizialmente, una cosa sola nel Cristo!

Alla luce degli avvenimenti contemporanei, questa verità è scarna ma terribile al tempo stesso. Chi di noi non viene meno in questa fede? Ma ci esorta a sperare il famoso testo di san Paolo: Bene o male, noi tutti costruiamo su un fondamento solo: Cristo Gesù. Nessun’altra pietra può essere posta come fondamento. Su di essa possiamo fabbricare con dell’oro o del sasso, del legno o della paglia. Nel Giorno del Signore (ossia nel giorno del suo « Avvento ») ogni costruzione verrà messa alla prova del fuoco. « Se il lavoro che uno ha compiuto resisterà, egli ne avrà ricompensa; se l’opera di qualcuno sarà bruciata, ne soffrirà danno, egli però sarà salvato, ma come attraverso il fuoco» (1 Cor 3, 14-15).

Questo è il lato « tragico » del mistero dell’Avvento per i cristiani sinceri e fedeli. Noi infatti amiamo Cristo. Siamo fra coloro che, secondo l’espressione di san Paolo, « hanno accolto con amore la sua manifestazione [Avvento] » (2 Tim 4, 8). Noi lavoriamo per lui e per il suo regno. Ma siamo anche ciechi, confusi, deboli, fallibili. Abbiamo resistito, a volte forse abbiamo persino estinto il suo Spirito, e forse lo abbiamo fatto pensando di essere più zelanti nel promuovere la sua verità. Quanti gravi errori sono stati compiuti. A volte sono stati fatti e sprecati degli sforzi eroici. Quando arriva l’ora della crisi a scuoterci dalla compiacenza di noi stessi, tutto questo diventa tristemente evidente. Che cosa dobbiamo dire allora? L’Avvento, in questi oscuri anni di « guerre e rumori di guerra », ci ricorda che se anche la nostra opera verrà giudicata e trovata degna di essere consumata tutta intera dal fuoco, è proprio in quello stesso fuoco che distrugge le nostre opere imperfette che noi potremo salvarci.

Thomas Merton OCSO (1963)

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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