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Spiritualità

Il lato «tragico» del mistero dell'Avvento per i cristiani sinceri e fedeli

© Antoine Mekary / ALETEIA

Thousands of Italian children take a Baby Jesus from their Nativity Scene (for the tradition Bambinelli) to be blessed by Pope Francis during his weekly Sunday Angelus prayer in St. Peter's Square in

Dimensione Speranza - pubblicato il 11/12/17

È importante ricordare la profonda e in qualche modo angosciosa serietà dell'Avvento

Una riflessione di Thomas Merton, OCSO

La certezza della speranza cristiana supera ogni passione e ogni conoscenza. Per questo dobbiamo attenderci a volte che la nostra speranza venga a trovarsi in conflitto con l’oscurità, con la disperazione e con l’ignoranza. Per questo, ancora, dobbiamo ricordarci che l’ottimismo cristiano non è un senso di perenne euforia, un conforto indefettibile in presenza del quale non possa mai esistere né angoscia né tragedia. Non dobbiamo lottare per mantenere un clima di ottimismo con la semplice soppressione delle realtà tragiche. L’ottimismo cristiano consiste nella speranza della vittoria che trascende ogni tragedia: una vittoria nella quale noi passiamo oltre la tragedia per giungere alla gloria col Cristo crocifisso e risorto.

È importante ricordare la profonda e in qualche modo angosciosa serietà dell’Avvento, quando la nostra cultura di mercato si armonizza troppo facilmente con la tendenza a considerare il Natale, consciamente o no, come un ritorno alla nostra infanzia e innocenza. L’Avvento dovrebbe ricordarci che il « re che sta per venire » è ben più di un bambinello grazioso che sorride (o, per chi preferisce una spiritualità dolorosa, che piange) sulla paglia. Non v’è certamente nulla di sbagliato nelle tradizionali gioie di famiglia del Natale, né dobbiamo vergognarci di essere ancora capaci di anticipare tali gioie senza troppe contraddizioni. Infine, tutto questo in sé non è fuori posto.

Ma la Chiesa, nel prepararci alla nascita di un « grande profeta », Salvatore e Re della Pace, pensa a qualcosa di più che a un banchetto familiare di stagione. Il mistero dell’Avvento mette a fuoco la luce della fede sul vero significato della storia, dell’uomo, del mondo e della nostra esistenza. Nell’Avvento noi celebriamo la venuta e la presenza di Cristo nel nostro mondo. Noi siamo testimoni della sua presenza anche in mezzo a tutti gli inscrutabili problemi e le profonde tragedie. La nostra fede dell’Avvento non è una fuga dal mondo per rifugiarci in un regno nebuloso di slogan e di conforti che dichiari irreali i nostri problemi d’ogni giorno, inesistenti le nostre tragedie.

I Vangeli del tempo d’Avvento, come la maggior parte degli altri testi liturgici della stagione, sono sobri fino a diventare austeri. Si prenda ad esempio la domanda che san Giovanni Battista fa nella prigione di Erode, quando sta per subire quella tragica morte che doveva essere insieme crudele e senza senso : « Sei tu colui che deve venire,- oppure dobbiamo aspettare un altro? » Strane parole, perfino scandalose, che alcuni non hanno mai saputo accettare così come sono, nel loro significato genuino! Come poteva fare una domanda simile quello stesso Giovanni che aveva veduto lo Spirito Santo discendere sopra Gesù in riva al Giordano? Eppure, l’immediatezza con la quale fu pronunciata la domanda ci garantisce della sua disperata serietà: giunto alla fine della sua vita, Giovanni si preoccupava non solamente, per così dire, del «successo della sua missione », ma ancor più profondamente della verità della sua vita, della verità di Israele, anzi della verità dello stesso Jahvè.

Nel nostro tempo, quel che manca non è tanto il coraggio di fare domande, quanto il coraggio di attendere una risposta.

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