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Johnny Hallyday è morto: l’idolo dei giovani ci offre un ultimo blues

Johnny Hallyday

By Jaguar PS | Shutterstock

Louise Alméras - pubblicato il 07/12/17

Johnny Hallyday è morto nella notte tra martedì e mercoledì nella sua casa di Marnes-la-Coquette. Aveva 74 anni.

È stata la moglie Læticia, ad annunciare il decesso dell’uomo registrato all’anagrafe col nome di Jean-Philippe Smet:

Johnny Hallyday è partito. Scrivo queste parole senza crederci. Eppure va bene così. Il mio uomo non c’è più. Ci lascia questa notte come ha vissuto per tutta la vita, con coraggio e dignità.

L’ultimo tour di Johnny Hallyday nel 2016, “Rester vivant” [Restare vivi, N.d.T.], annunciava la lotta che il rocker stava conducendo contro il cancro che lo rodeva, e che alla fine ha avuto la meglio su di lui. Tale titolo diceva pure, però, la sua speranza. Johnny Hallyday è morto e, che la sua musica sia piaciuta o meno, con la sua voce ha conquistato più generazioni. Con 110 milioni di album venduti e dieci victoires de la musique, la notizia ha gelato milioni di francesi.

Ciò che è incredibile è che proprio questo 6 dicembre un prete doveva celebrare nella chiesa di Grièges (Ain) una messa secondo una sua intenzione, su richiesta di un parrocchiano che voleva sostenere il cantante nella lotta contro la malattia.

Un blues singolare

Jean-Philippe Smet, come si chiamava civilmente, è divenuto celebre negli anni ’60 grazie alla sua voce roca e rock. La sua giovinezza si costruisce attorno alla canzone e alla celebrità, attraverso il suo blues singolare – da cui non si staccherà mai, malgrado alcune incursioni in altri stili – egli incarna agli occhi dei giovani il successo e la speranza. A più riprese sarebbe comparso anche nel cinema – amava la settima arte!

Visse davvero sulle luci della ribalta, e la sua ultima tournée (le “Vieilles canailles” [Vecchie canaglie, N.d.T.]), con Jacques Dutronc ed Eddy Mitchell, fu per lui un modo per recuperare forze lungo il corso della malattia. Nel 1993 vedeva le luci del Parc del Princes, cinque anni dopo quelle dello Stade de France, nel giugno del 2000 avrebbe dato un grande concerto gratuito alla Tour Eiffel, davanti a 500mila spettatori.

Riferimenti cristiani

Il 17 novembre usciva il suo ultimo album, un omaggio composto di cover interpretate da molti dei suoi amici: “On a tous quelque chose de Johnny” [Tutti abbiamo qualcosa di Johnny, N.d.T.] si è ispirata, ad esempio, a “On a tous quelque chose de Tennessee” [Tutti abbiamo qualcosa del Tennessee, N.d.T.], che gli aveva scritto Michel Berger il giorno stesso in cui veniva ospedalizzato a Parigi per complicazioni respiratorie.

Non ha mai fatto mistero del fatto che la sua vita si iscrivesse nella tradizione cristiana – aveva anche la croce di Cristo tatuata sul torso. Per esempio, fin dal 1961, all’inizio della sua carriera, celebrava la Creazione con “Une poignée de terre” [Un pugno di terra, N.d.T.]:

Nel 1965, per esempio, il suo sesto album s’intitolava “Hallelujah. Ma saranno ricordati soprattutto i suoi cavalli di battaglia “Que je t’aime” [Quanto ti amo, N.d.T.], “Ma gueule” [La mia gola, (ma in francese l’espressione è carica di numerosi e vari significati traslati, irriducibili a un’unica resa) N.d.T.], “Allumer le feu” [Accendere il fuoco, N.d.T.], “Le pénitencier” [Il penitenziere, N.d.T.] e ancora “Marie” [Maria, N.d.T.].

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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