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“Sarco”, la prima macchina al mondo per suicidarsi

SARCO MACCHINA SUICIDIO
Public Domain
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di Davide Vairani

E’ stata lanciata la prima macchina al mondo per suicidarsi. Non si tratta né di una storia di fantascienza e tantomeno meno di una fantasia da fumetto. Si chiama “Sarco” è stata costruita esattamente come una automobile che contiene all’interno una capsula che può essere sganciata dalla base ed essere utilizzata anche come una bara.

Philip Nitschke, soprannominato “Dr Death”, ha sviluppato “Sarco” (abbreviativo di “Sarcofago”) con l’ingegnere Alexander Bannick nei Paesi Bassi, con l’obiettivo di renderlo disponibile in tutto il mondo. Ha dichiarato alla rivista australiana “The Weekend” che “il limite sarà la disponibilità delle nuove stampanti 3D”. Il suo team sta “guardando alla stampa 3d usando legno biodegradabile e plastica per la capsula”. I materiali di stampa sono facilmente disponibili, così come l’azoto liquido. Il costo di stampa si aggirerà molto probabilmente attorno ai 1.000 euro. Insomma, uno strumento facilmente accessibile a chiunque.

Secondo Nitschke“Sarco non usa droghe e non richiede alcuna esperienza speciale come l’inserimento di un ago endovenoso … Chiunque possa superare il test di ingresso può entrare nella macchina e terminare la propria vita”. Il test d’ingresso cui fa riferimento è un questionario online, che ha lo scopo di valutare il benessere mentale dei potenziali utenti, al fine di giudicare se siano o meno candidati idonei a togliersi la vita. A questo punto, gli utenti ricevono un codice di accesso che funziona per 24 ore. Dopo che il codice è stato inserito e viene fornita un’ulteriore conferma, la capsula Sarco si riempirà di azoto liquido per portare il livello di ossigeno a circa il 5%. Entro un minuto l’utente sviene e pochi minuti dopo arriva la morte. La capsula può quindi essere rilevata e utilizzata come bara, mentre la base può essere riutilizzata da un’altra persona che voglia suicidarsi.

Ma chi è Philip Nitschke? Celebre per aver eseguito la prima eutanasia in Australia nel 1996 e aver fondato nel 1997 l’associazione “Exit” per il suicidio assistito, periodicamente Nitschke sale alla ribalta delle cronache per le sue trovate in tema di morte procurata.

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