Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Una vita nel segno della fede? 5 regole da seguire secondo il filosofo Blaise Pascal

Condividi

Dalla grazia alla morte. I consigli del filosofo per vivere bene il proprio rapporto con Dio

Rafforza la tua fede seguendo i consigli di uno dei più noti filosofi cristiani. In “Dio degli uomini” (edizioni Paoline, con brani scelti da Giuliano Vigini) il filosofo francese Blaise Pascal offre almeno cinque dritte su come imitare una vita degna di essere definita cristiana.

1) Immedesimarsi in Gesù

Per prima cosa ogni cristiano dovrebbe sentire vicino, dentro di sé, il cammino compiuto da Gesù durante la sua vita terrena e ultraterrena.

È uno dei grandi principi del cristianesimo che tutto ciò che è accaduto a Gesù Cristo debba avvenire anche nell’anima e nel corpo di ogni cristiano; che come Gesù Cristo ha sofferto durante la sua vita terrena, è morto a questa vita mortale, risuscitato a nuova vita, è salito in cielo e siede alla destra del Padre, così il corpo e l’anima devono soffrire, morire, risuscitare, salire in cielo e sedere alla destra [del Padre].

Lettre sur la mort de son père, 17 ottobre 1651

2) L’infusione della grazia

Grazia e misericordia di Dio sono strettamente collegati. La nostra vita deve essere orientata alla giustizia. Ogni qual volta usciamo da questo binario, la misericordia di Dio consente di farci ritornare nella giusta direzione, di ritrovare la luce.

In questo stato di necessità è facile capire che bisogna continuamente fare nuovi sforzi per acquisire una continua novità di spirito, non potendosi conservare l’antica grazia se non acquistando una nuova grazia, pena il rischio di perdere quella che si pensava di conservare: come coloro che, volendo trattenere la luce, trattengono solo tenebre. Così dobbiamo fare in modo di purificarci continuamente nell’intimo, che si sporca sempre aggiungendo nuove macchie a quelle antiche.

Senza questo costante rinnovamento, infatti, non si è capaci di ricevere “quel vino nuovo, che non si potrà mettere in vasi vecchi”.

Lettre de Blaise et Jacqueline Pascal à leur sœur Gilberte, 5 novembre 1648

3) Servirlo e onorarlo è un dovere

Nel momento in cui Dio offre a ogni creatura un posto nell’universo, prima e nella sua Chiesa poi, abbiamo il duplice obbligo di servirlo e di onorarlo: poiché, in quanto creature, dobbiamo tenerci nell’ordine delle creature e non profanare il luogo che occupano, e, in quanto cristiani, dobbiamo continuamente aspirare a diventare degni di partecipare al Corpo di Gesù Cristo.

Ma mentre le creature che fanno parte del mondo assolvono al loro compito mantenendosi in uno stato di perfezione limitata, i figli di Dio non devono porre alcun limite alla loro purezza e alla loro perfezione, perché fanno parte di un corpo tutto divino e infinitamente perfetto. Del resto, Gesù stesso non mette limiti al comandamento del- la perfezione e ci propone un modello in cui essa si trova infinita, quando dice: «Siate dunque perfetti come il vostro Padre celeste è perfetto».

Lettre de Blaise et Jacqueline Pascal à leur sœur Gilberte, 1 aprile 1648

4) La preghiera

“La grazia si accorda particolarmente alla preghiera”, scriveva Pascal nella “Lettre de Blaise et Jacqueline Pascal à leur sœur Gilberte” (5 novembre 1648). Secondo il filosofo c’è un legame molto stretto anche tra la preghiera e la grazia divina.

Si può senz’altro dire di tutti i giusti che è dato loro il potere di perseverare nella preghiera, perché Dio concede sempre loro la grazia prossimamente sufficiente alla preghiera futura, e quindi, secondo le pro- messe del Vangelo, otterranno sempre ciò che chiedono nella preghiera.

Écrits sur la grâce, (lettre), [I, 1-2], 15

5) Accogliere la morte in modo amabile

Una vita cristiana prevede l’accoglienza della morta in modo tutt’altro che negativo e traumatico.

Noi sappiamo che la vita, e la vita dei cristiani, è un sacrificio continuo che ha termine soltanto nella morte […]. Consideriamo quindi la morte in Gesù Cristo, e non senza Gesù Cristo. Senza Gesù Cristo è orribile, detestabile; è l’orrore della natura. In Gesù Cristo è tutt’altra cosa: è amabile, santa; è la gioia del credente. Tutto è dolce in Gesù Cristo, perfino la morte. Per questo ha sofferto ed è morto, per santificare la morte e le sofferenze.

Lettre sur la mort de son père, 17 ottobre 1651

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni